Gli atleti d’oro di Sappada, Fauner svela i segreti di Vittozzi: «Freddezza e lucidità»

Il campione olimpico a Lillehammer 1994 parla di Lisa, neo campionessa a cinque cerchi nell’inseguimento del biathlon, e spiega le qualità dei sappadini. I complimenti anche all’altro compaesano Davide Graz, bronzo nel fondo: «È merito dell’acqua del Piave e della cultura sportiva che ci trasmettiamo»

Guida Surza
Silvio Fauner, 57 anni, campione olimpico a Lillehammer 1994 e lo stadio del fondo a Sappada
Silvio Fauner, 57 anni, campione olimpico a Lillehammer 1994 e lo stadio del fondo a Sappada

L’acqua del Piave è il segreto di questi successi. Ci scherza ancora con queste parole Silvio Fauner, 57 anni, ex fondista azzurro. Olimpionico, da Albertville 1992 a Nagano 1998 cinque medaglie ai Giochi passando per l’oro di Lillehammer in staffetta e poi due argenti e due bronzi. Ha smesso nel 2006 a Torino, quindi inanellando quattro partecipazioni alle Olimpiadi invernali da atleta e due da direttore tecnico delle nazionali italiane.

Emozioni vissute domenica per Lisa e Davide?

«Incredibili, grandiose. Già al mattino domenica si respirava un’aria strana; capivamo che qualcosa poteva succedere. Dalla prima medaglia di Graz dopo vent’anni a Sappada, perché l’ultima fu di Pietro Piller Cottrer a Torino 2006, si è passati al primo oro olimpico italiano nel biathlon: emozioni triplicate».

Appunto: Sappada ricoperta d’oro sulla neve... C’è un segreto?

«Sì, come battuta dico l’acqua del Piave visto che nasce proprio qui. Il segreto vero credo sia la cultura sportiva che abbiamo. Viene trasmessa di generazione in generazione da ogni piccolo atleta con un lavoro a più mani tra associazioni sportive, discipline invernali, come Asd Camosci che ha visto nascere tutti i medagliati, Sci club Sappada che ha avuto molti atleti, ultimo Buzzi, e Giacomo Kratter che a Salt Lake City fu scippato di un bronzo nello snowboard. Poi ci sono tutti i volontari che lavorano nelle associazioni: creano un mix di cultura sportiva».

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Lisa Vittozzi si commuove sul podio

Com’era la Vittozzi bambina?

«La vedevo giocare sotto casa mia con sua sorella quando rientravo dagli allenamenti, anche se ero spesso in giro per il mondo; poi me la sono ritrovata come atleta e già si vedeva, con il fondo, che aveva numeri, con qualche bella gara portata a termine anche a livello nazionale. Si capivano le potenzialità, quindi parlando con l’allenatore di tiro Enrico Tach è arrivato il resto».

Poi la trasformazione.

«Ci passa tanto da lì a pensare a una vittoria olimpica. Deve dire grazie alla sua caparbietà, alla voglia di non mollare mai. Lisa negli ultimi anni non ha passato bei momenti, dalla coppa del mondo vinta al salto completo della stagione per una caduta a inizio anno. Cosa non da poco e non da tutti».

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Lisa Vittozzi canta l'inno con la medaglia d'oro al collo

Che qualità tecniche distinguono Lisa Vittozzi dalle avversarie?

«Credo la sua freddezza e la sua lucidità in gara. Arrivare al poligono come l’altro giorno e sai che hai grandissime chances di medaglia, costruendo la gara metro dopo metro e arrivando seconda agli ultimi tiri, capire che ogni colpo potrebbe essere quello che può far vincere l’oro o mandarti fuori dal podio: ecco, bisogna avere freddezza e lucidità, anche con velocità».

Sappada non è soltanto fondo e biathlon. La Regione ha messo sul piatto 31 milioni di euro per rifare impianti e piste per lo sci alpino.

«Nel 2017 siamo passati in Friuli Venezia Giulia ma sportivamente lo eravamo da sempre, nel Comitato Fvg (ex Carnico giuliano), ed è cominciato questo percorso di crescita di Sappada grazie a Regione e Promoturismo che credono nelle potenzialità di Sappada sia in inverno sia in estate. È difficile dire se avremo altri Buzzi o Kratter, ma è un passo per andare in questa direzione. Sicuramente la presenza di impianti e strutture è fondamentale».

Meglio la politica o lo sport

«No, è una cosa che mi entusiasma, ma il primo amore resterà sempre lo sport».

Piani di Luzza fondamentale per il biathlon.

«È l’unico centro biathlon in regione. Torniamo al punto di prima: senza le strutture sportive difficilmente arriverebbero questi risultati perché gli atleti sarebbero costretti a spostarsi».

Una curiosità ancora su Lisa Vittozzi?

«È simpatico questo aneddoto: due anni fa ci trovammo Lisa, Pietro Piller e io. Lei ci disse che le sarebbe piaciuto eguagliare i nostri successi olimpici. È sulla buona strada...».

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