Archiviato tre anni dopo l'arresto per corruzione, l'ufficiale della Finanza: "Ho sempre confidato nella Magistratura"

ANTEPRIMA Cividale 23 settembre 2003. Conferenza stampa G.D.F. operazione anti-immigrazione. Telefoto Copyright Foto Agency Anteprima www.anteprimafoto.it
ANTEPRIMA Cividale 23 settembre 2003. Conferenza stampa G.D.F. operazione anti-immigrazione. Telefoto Copyright Foto Agency Anteprima www.anteprimafoto.it

UDINE.
Per più di tre anni ha atteso che il suo nome fosse riabilitato. È stato il decreto di archiviazione firmato dal gip del tribunale di Udine Matteo Carlisi a chiudere il capitolo più triste dell’esistenza di Massimo Nicchiniello, tenente colonnello, già comandante del Gruppo tutela finanza pubblica della Tributaria di Udine, arrestato il 16 giugno 2017 nell’ambito del processo veneto sulle presunte mazzette versate a finanzieri e funzionari dell’Agenzia delle Entrate per ammorbidire le verifiche fiscali e ridurre il debito erariale una volta contestata l’evasione.

La vicenda
L’indagine era nata da una costola di quella sul Mose: un’operazione portata a termine dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia, coordinato dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto. Due anni di lavoro sommerso, che venne alla ribalta quando il gip Alberto Scaramuzza firmò 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari a carico di imprenditori, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, commercialisti e ufficiali della Guardia di finanza.

Fra loro c’era il tenente colonnello Massimo Nicchiniello che trascorse in carcere una ventina di giorni. Il primo spiraglio si aprì il 4 luglio, quando il tribunale del Riesame, accogliendo le istanze presentate dai suoi avvocati Giuseppe Campeis e Virio Nuzzolese, lo liberò e annullò l’ordinanza per mancanza di gravi indizi di colpevolezza in relazione all’accusa di corruzione, riqualificata in quelle di induzione indebita a dare o promettere utilità e collusione con estranei per frodare la Finanza. Ma la strada per giungere alla sua riabilitazione era ancora molto lunga.

La svolta
Fu l’eccezione di incompetenza territoriale avanzata dai suoi difensori, accolta dal tribunale di Venezia, a determinare lo stralcio della posizione di Nicchiniello dall’indagine, che prosegue in mille rivoli fra patteggiamenti riti abbreviati e dibattimenti. Gli atti che lo riguardavano sono tornati a Udine, dove il procuratore facente funzione Claudia Danelon ha avviato nuove indagini che hanno portato alla sua richiesta di archiviazione. Il gip ha concluso che «la notizia di reato in ordine all’accusa di induzione indebita non ha trovato riscontro» e che «non è sostenibile in giudizio l’accusa di collusione».

La testimonianza
Tangibile la soddisfazione di Nicchiniello: «Sono felice della positiva conclusione, dopo oltre tre anni, di una vicenda giudiziaria nella quale sono stato ingiustamente coinvolto – ammette –. Anche nei momenti più difficili ho confidato nell’operato della Magistratura, perché ho sempre ritenuto di aver agito rispettando le leggi. Rivolgo un plauso e un ringraziamento ai miei legali, avvocati Giuseppe Campeis e Virio Nuzzolese, per la grande professionalità con la quale mi hanno sempre assistito. Ringrazio mia moglie, le mie figlie e la mia famiglia tutta per avermi sostenuto in questi anni».

I legali
È l’avvocato Campeis a commentare la decisione, spiegando che «l’innocenza, presupposto indispensabile per un’archiviazione, spesso non è sufficiente. Nicchiniello, nella vicenda che lo ha visto ingiustamente privato della libertà personale, non ha dovuto arrivare a Berlino per trovare un giudice, perché ha trovato ascolto dalla Procura di Udine che, pur investita di un fascicolo di indagini altrui con un’accusa che aveva superato il vaglio del gup di Venezia, si è fatta carico di completare gli accertamenti, ha preso in considerazione le indagini difensive e ha saputo coglierne l’infondatezza. Di ciò – conclude – indagato e difensori danno atto».
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto