Appello per i resti paleocristiani: subito nuove protezioni

SAN GIORGIO DI NOGARO. Servono almeno 6.500 euro per sistemare i vetri di protezione dei reperti paleocristiani custoditi nella chiesa della Madonna addolorata, emersi 25 anni durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio sacro. A lanciare l’appello per una sottoscrizione è l’associazione Ad Undecimum, che ha organizzato assieme al Comune per domani, alle 15.30, nella sala conferenze di Villa Dora un incontro con storici, tecnici e archeologi: sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione dei resti custoditi nella chiesetta e per avviare l’iniziativa, che vorrebbe coinvolgere enti e privati. «É urgente intervenire quanto prima» spiega l’architetto Andrea Dell’Agnese, presidente dell’associazione.
Reperti preziosissimi, emersi nell’estate del 1988 durante gli scavi archeologici effettuati proprio dall’associazione “Ad undecimum” in collaborazione con la Soprintendenza dei beni artistici. L’intervento, realizzato nel corso dei lavori di ristrutturazione dell’edificio sacro, aveva infatti consentito di portare alla luce reperti di varie epoche, tutti testimonianze di successive edificazioni.
Tre chiese in una. I reperti più antichi appartengono infatti a un edificio paleocristiano (primi secoli dopo Cristo, dunque), con orientamento canonico (est-ovest), «di cui si sono conservati l’abside semicircolare - come spiega lo storico Marco Zanon - e un lacerto pavimentale mosaicato di discreta fattura e costituito da due chiazze esterne di colore giallo e grigio, delimitate internamente da una cornice nera merlata mentre ancora più all’interno, si può riconoscere una seconda fascia nera che probabilmente delimitava una raffigurazione o un’iscrizione. Il diametro di quasi 5 metri dell’abside fa pensare che l’intero edificio raggiungesse delle dimensioni (considerevoli per l’epoca) di 10 per 15 metri circa. La sua costruzione è riferibile all’inizio del V secolo».
Poi c’è la seconda chiesa, di epoca altomedioevale; dopo l’ottavo secolo la comunità sangiorgina ricostruì infatti un secondo edificio sui resti del precedente. «Lo scavo ha messo in luce una porzione delle fondamenta dell’abside semicircolare, i resti di un muretto e infine parte del pavimento della navata».
A queste due fasi si è aggiunta, in epoca medioevale, la terza costruzione: un edificio più complesso, le cui dimensioni si avvicinano a quelle dell’attuale chiesa, realizzato in due periodi diversi. «Nel corso dello scavo sono stati recuperati molti reperti costituiti da frammenti ceramici, monete di varie epoche, medaglie votive, oggetti in metallo e vetri. In particolare, è stato recuperato un anello riconducibile alla produzione veneta dei secoli XIII-XIV e ribattezzato “l’anello di San Giorgio”».
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