Aperta nel 2004 ospita 76 anziani non autosufficienti

L’Asp Muner De Giudici di Lovaria è diventata nel corso degli anni un’importante realtà nel territorio di Pradamano e non solo, un punto di riferimento come residenza protetta per anziani, per gli...

L’Asp Muner De Giudici di Lovaria è diventata nel corso degli anni un’importante realtà nel territorio di Pradamano e non solo, un punto di riferimento come residenza protetta per anziani, per gli ampi spazi interni ed esterni, per la qualità dei servizi offerti, per il ruolo degli ospiti il cui benessere è prioritario.

La residenza fu un lascito di Emilia Muner De Giudici e inizialmente doveva ospitare le anziani nobili. Dopo un periodo di oblìo, l’amministrazione locale decise di recuperare la struttura.

L’avventura iniziò nel 1995 e culminò con l’apertura nell’aprile del 2004. Attualmente ospita una casa di riposo per non autosufficienti (76 posti) e autosufficienti (5 posti); il centro diurno assistito (12 posti); il centro semiresidenziale “Primaveramente” per demenze e malati di Alzheimer con 18 posti disponibili nell’arco delle 24 ore.

«Nel corso degli anni – spiega Menosso – abbiamo sviluppato diversi progetti collaborando anche con il Melograno, la cui realtà si trova sui terreni della Muner». L’Asp gode di autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica, non è una partecipata del comune, non riceve nessun tipo di sovvenzione comunale. La nomina del consiglio d’amministrazione, i cui membri venivano nominati da diversi enti (azienda sanitaria e provincia in primis), a seguito di modifica statutaria, spetta ora al sindaco di Pradamano. «Si è trattata di una precisa volontà per avere la certezza – spiega Menosso – che sempre ci fosse almeno un rappresentante locale ed evitare nomine catapultate dall’esterno. Dando così maggiore rilevanza al fattore umano piuttosto che al burocrate, perchè chi ci vive, nel lavoro mette passione e orgoglio personale, senza avere un ruolo per appuntare sul petto una stelletta per arricchire un curriculum altrimenti misero». (da.vi.)

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