Anziano disabile maltrattato in casa: la nipote e suo marito patteggiano un anno e quattro mesi

Per mesi un uomo di 86 anni ha subito violenze, minacce e umiliazioni nell'abitazione in cui viveva. Le indagini dei carabinieri, documentate con riprese audio e video, hanno portato al processo. Dopo l'allontanamento dalla casa, l'anziano è morto in una Rsa.

Un anziano disabile di 86 anni, residente in un comune del Medio Friuli, è stato vittima di continue violenze fisiche e psicologiche da parte della nipote e del marito di lei, le persone che avrebbero dovuto assisterlo nella vita quotidiana. La vicenda si è conclusa davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Udine con il patteggiamento della pena da parte dei due imputati.

Alessio Perissutti, 57 anni, residente nel Cividalese, e la moglie Katia Zilli, 54 anni, anch'essa residente nel Cividalese, hanno patteggiato una pena di un anno e quattro mesi di reclusione ciascuno per il reato di maltrattamenti contro familiari commesso in concorso.

Il giudice per le indagini preliminari Carlotta Silva ha concesso a entrambi la sospensione condizionale della pena, subordinandola alla partecipazione, con cadenza bisettimanale, a specifici percorsi di recupero.

Le indagini dei carabinieri e le riprese che hanno documentato gli abusi

A far emergere quanto accadeva nell'abitazione sono stati i carabinieri di Cividale. L'attività investigativa, supportata da riprese audio e video, avrebbe documentato un contesto di abituale sopraffazione nei confronti dell'anziano, caratterizzato da episodi ripetuti di violenza, intimidazioni e umiliazioni.

Le immagini e le registrazioni raccolte dagli investigatori sono risultate determinanti nel ricostruire il quadro accusatorio che ha portato al procedimento penale.

Percosse, minacce e condizioni di vita degradanti

Secondo quanto emerso dalle indagini, l'anziano è stato sottoposto a percosse e continue vessazioni.

Tra gli episodi contestati figurano l'obbligo di espletare i propri bisogni fisiologici in giardino e la permanenza forzata per lunghi periodi sul terrazzo dell'abitazione, in condizioni igienico-sanitarie ritenute precarie.

Non sarebbero mancate nemmeno pesanti minacce e insulti. In una delle frasi documentate dagli investigatori compare anche la minaccia: «Ti taglio la testa con l'ascia».

L'anziano, affetto da gravi disturbi mentali che gli impedivano quasi completamente di comunicare verbalmente, avrebbe reagito alle violenze soltanto con pianti, urla e lamenti.

L'allontanamento dalla casa e il trasferimento in Rsa

Una volta raccolti elementi investigativi ritenuti sufficienti, i carabinieri sono intervenuti per mettere in sicurezza l'anziano.

L'uomo è stato allontanato dall'abitazione e affidato a nuovi tutori, interrompendo così la situazione di presunti maltrattamenti.

Successivamente è stato trasferito nella residenza sanitaria assistenziale di Cividale, dove è deceduto poco tempo dopo.

La conclusione del procedimento

Il procedimento penale si è definito con il patteggiamento della pena da parte dei due imputati.

Oltre alla condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, il tribunale ha disposto, quale condizione per la sospensione della pena, la partecipazione obbligatoria dei due condannati a percorsi di recupero con frequenza bisettimanale.

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