Ambiente, l'aut aut dei Verdi a Illy

Il consigliere Metz solleva il caso del cementificio: «Pronto a lasciare la maggioranza»
UDINE. Un ultimatum a Intesa democratica, che scadrà alla fine di maggio: se la giunta Illy dirà sì al cementificio di Torviscosa nella Bassa friulana, i Verdi usciranno dalla maggioranza. A lanciarlo è il consigliere regionale Alessandro Metz, che ieri ha pronunciato il “no” degli ambientalisti all'insediamento industriale: «E la linea - ha detto - da non oltrepassare». Uno strappo politico, quello che si è consumato fra Verdi e giunta (oggi è prevista una manifestazione popolare di protesta a Torviscosa contro l'impianto), che arriva dopo un lungo braccio di ferro sui temi ambientali che ha alzato dal 2004 più volte il termometro politico di piazzale Oberdan: dalla riduzione dei fondi in finanziaria, alla legge sulle cave, alla «sanatoria per le discariche - denuncia Metz - fino alle grandi opere». Uno strappo accompagnato dal silenzio del governatore Riccardo Illy e del vicepresidente della giunta Gianfranco Moretton, i due bersagli politici di Metz, che accusa l'esecutivo «di avere ignorato le quattro pagine di programma sui temi ambientali - aggiunge il consigliere - e, anzi, avere trasferito quei fondi ai lavori pubblici».


In una legislatura che ha visto i Verdi costretti a “ritirarsi” sui temi ambientali, dunque, il cementificio di Torviscosa per Metz «è la linea oltre la quale noi non intendiamo arretrare - attacca, criticando la modalità di valutazione dell'impianto -, linea imposta dalla politica al di là dei pareri tecnici». Il consigliere denuncia la mancata attenzione al parere contrario di 24 sindaci della zona, dei cittadini e del parere sfavorevole dell'Azienda Sanitaria 5. «E' intervenuta la politica - denuncia il consigliere - e si è sostituita ai tecnici. Tutto ciò diventa paradigmatico di una modalità di decisione di questa giunta regionale che racchiude in sé tutto ciò che noi profondamente avversiamo e diventa indicatore del modo in cui le scelte future verranno fatte». L'esponente ambientalista è pronto, dunque, a rompere il patto del 2003 se la giunta andrà avanti. Dal giorno della ratifica del verbale contestato sul cementificio, l'esecutivo avrà 30 giorni per deliberare e, in caso di via libera, Metz conferma che sarà rottura. «I Verdi - dice Metz - saranno da un'altra parte. Non è il momento dei lunghi documenti politici, quelli verranno, è il momento, per noi di dire basta non ci stiamo più. Questi metodi ci fanno perdere la fiducia sulla valutazione che questa amministrazione avrà su rigassificatori, elettrodotto in Carnia, casse di espansione sul Tagliamento e Tav». Non stupisce nemmeno il silenzio dei vertici. «Nessuno ha nulla da dire - aggiunge Metz - perché non possono negare la ragione dei Verdi di rompere con Id sui temi ambientali. Non è stato fatto nulla del programma». Resta il cementificio, con accuse pesantissime che si alzano dall'esponente ambientalista. «I 360 camion al giorno rendono quest'opera la summa di quanto di sbagliato si sta facendo in quel territorio - denuncia ancora Metz -. I valori di inquinamento già oggi sono critici, diventerebbero da evacuazione».
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