Alla Danieli continua il braccio di ferro

Sit in dei dipendenti davanti ai cancelli dell’accaieria di Buttrio. E gli operai hanno scioperato ancora contro i nuovi turni
Buttrio 19 Maggio 2013 sciopero Copyright Foto Press/Turco
Buttrio 19 Maggio 2013 sciopero Copyright Foto Press/Turco

BUTTRIO. Non è contro un’ora di lavoro in più che si stanno battendo i lavoratori di Danieli, ma contro un’ora di “vita” in meno. Contro il rischio di perdere ancora un po’ di quel tempo, già poco, che ogni settimana possono dedicare ai propri famigliari. Ecco spiegata la presenza, al presidio di domenica sera, di mogli e figli: nonostante l’ora tarda e il clima non proprio primaverile, alla seconda iniziativa di protesta messa in atto dalle maestranze del reparto macchine hanno voluto esserci. In prima fila.

A giudizio di lavoratori e sindacalisti sono quelli i volti di chi sta pagando di più il prezzo del cambio d’orario imposto unilateralmente due lunedì fa all’azienda. La sesta notte di lavoro azzera infatti la possibilità per i 150 lavoratori coinvolti di disporre liberalmente del tempo domenicale da dedicare, imperativamente, al riposo anziché ai propri cari. Domenica sera, fuori dai cancelli della grande azienda siderurgica di Buttrio, sono dunque scese in campo le famiglie con tanto di striscioni ad esplicitare, una volta in più, il concetto: «Difendiamo la qualità della vita. Andremo fino in fondo».

«Non abbiamo alcuna intenzione di arretrare, perché noi una mediazione l’abbiamo già fatta – ha detto a margine del presidio di domenica notte Edgar Banja, delegato Rsu di Fiom Cgil – ora un passo avanti deve farlo l’azienda». Dopo la massiccia adesione al primo sciopero, la seconda puntata di astensione dal lavoro è andata altrettanto bene. Il 90% delle maestranze coinvolte nel primo turno di notte, lunedì, ha infatti scelto di incrociare le braccia, mentre una sessantina di persone, dalle 22 alle 24 di domenica, vale a dire subito prima dell’inizio della frazione lavorativa, ha presidiato l’esterno dell’azienda.

«C’erano un po’ meno lavoratori della prima volta – ha ammesso Banja –, ma non dimentichiamo che a scioperare era solo il primo turno e che le maestranze del secondo hanno dovuto riposare dovendo “montare” alle 6». Quanto allo sciopero, «è perfettamente riuscito. Sono entrate solo 5 persone su 30, ma si tratta di lavoratori con contratti a termine, dunque i più deboli, ai quali non abbiamo nemmeno chiesto di partecipare».

Dall’azienda, fino a ieri sera, non ci sono stati passi avanti ufficiali, ma la Rsu attende fiduciosa pur confermando lo sciopero della prossima settimana. Se nei giorni a venire non si dovesse raggiungere un’intesa, lunedì i lavoratori di Danieli incroceranno infatti nuovamente le braccia. «Incroceremo le braccia per tutti e 4 i turni, coinvolgendo l’intero stabilimento e presidiando per l’intera giornata l’esterno della fabbrica», conferma Banja che ricorda i termini della proposta di turnazione avvallata dai lavoratori in assemblea: «Proponiamo di portare il monte ore a 141 mensili, vale a dire esattamente a metà strada tra i vecchio orario (138) e quello oggi in vigore (144) da dividere in frazioni quotidiane 6 ore e 15 minuti su tre turni».

Stando a indiscrezioni l’azienda chiederebbe invece un monte ore di 142 mensili o in alternativa la diminuzione del singolo turno a sei ore, quindici minuti in meno (di fatto accavallati tra un turno e l’altro) rispetto alla proposta dei lavoratori che però fanno la differenza: «Garantiscono – spiega Cristian Puddinu, uno degli uomini in forze al reparto macchine – sia il passaggio di consegne tra chi smonta e chi monta, sia il diritto (acquisito sopra le sei ore) alla mezzora di mensa, conquistato a suon di proteste oltre 20 anni fa dai nostri predecessori».

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