Addio a una leggenda dell’automobilismo: il Friuli piange Gianni Marchiol

Classe 1939, udinese, era soprannominato “Cassele” per la sua lunga attività al mercato ortofrutticolo della Zau

Antonio Simeoli
Gianni Marchiol al volante durante una gara automobilistica
Gianni Marchiol al volante durante una gara automobilistica

Era martedì 31 gennaio 2023. Duomo di Udine, stanno per iniziare i funerali di Enzo Cainero, grande manager e uomo di sport friulano. Ci sono tanti, tutti. C’è anche lui. È piegato dalla malattia da anni, piccolo, sempre più piccolo, ingobbito. Lo sorreggono. Il leone sui campi da calcio dal gol facile e nell’imprenditoria, il pilota formidabile capace di vincere le corse in salita e i rally non poteva mancare per l’ultimo saluto all’amico fraterno. «Ci sono anche io, Enzo era un grande. Grazie», ci dice Gianni Marchiol. Un leone ferito, ma dal cuore d’oro. Un sorriso, una buona parola, un aiuto al prossimo. Questo era Marchiol.

Con lui, lunedì morto a 7 giorni dall’86esimo compleanno, se ne va un pezzo di Friuli. No, non è una esagerazione. Marchiol era il prototipo del friulano. “Cassele” lo chiamavano perchè proprio rimettendo in ordine le cassette in legno al mercato ortofrutticolo della Zau ha messo in piedi un’azienda solida. Ma il sottotitolo del bel libro scritto su di lui nel 2022 da Gian Claudio Baschirotto, il tutto orchestrato dall’amico Cainero con l’obiettivo di spronarlo nella malattia, è emblematico: “Il ragazzo che vendeva frittelle”. Sì, spiegò lo stesso Gianni: «Avrò avuto poco più di sette anni e aiutavo mio papà a vendere quei deliziosi dolci fritti, ma, purtroppo quell’odore impregnava i miei vestiti e così, quando entravo in classe, la maestra mi metteva nell’ultimo banco lontano dai miei compagni».

Ultimo banco, da laggiù Gianni ha capito tutto della vita. La sua vera essenza. Fa gol alla Sangiorgina, lo piazzano in porta, ritorna a far gol, va a giocare una stagione nel Vittorio Veneto, eppure di quella città è cittadino onorario. Perché nel 1962, grazie alle sue reti il Vittorio vola. Lo vendono al Legnano per 17 milioni più un portiere. Lo pagano 650 mila lire al mese, quando un operaio ne prendeva 25 mila al mese. Hai voglia a chiamarlo venditore di frittelle. Muore il padre, torna a casa. Si occupa della famiglia. Si sposa con Laura, ironia della sorte stesso nome della moglie del fratello-Cainero, arriva Marco l’unico figlio, che in questi ultimi tempi di sofferenza gli è stato vicinissimo.

Lavora, sgobba, mette su casa nella sua Basaldella (dove nella scuola lo scultore Maschio due anni fa gli dedicò un’opera) con i proventi del calcio. Inizia ad allenare la squadra di Don Larice. La mitica “Il Gabbiano” che per anni ha giocato nel Collinare, con Andrea Cainero il figlio di Enzo, ovviamente “precettato” dal mister. Tra le persone disagiate, gli ex tossicodipendenti, quelli dell’ultimo banco insomma, Cassele si sente a suo agio. Sa come aiutarli, ha le parole giuste per farlo. Non lascia il calcio, ovviamente con Enzo Cainero e un altro amico fraterno come Claudio Pasqualin, avvocato-re dei procuratori, riesce a vincere il campionato carnico col Paluzza nel 1968.

Sorride, sempre. Sempre.

Come quando all’inizio degli anni ’80, grazie ad Achille Minen icona dell’automobilismo a Nord Est, inizia a correre in macchina. Cividale-Castelmonte, di cui divenne un’icona, e che corse per l’ultima volta in ottobre del 2022 su una Ford Fiesta R5-Hp. Vince titoli a raffica con l’inseparabile navigatore Jean Campeis, scala pure lo Zoncolan in bici, sempre presente alle iniziative di Cainero per le tappe del Giro d’Italia.

Va col professor Claudio Bardini («Gianni era straordinario», lo ricorda) centinaia di volte nelle scuole con l’Associazione basket e non solo. Chiusura (obbligata) del collega Alberto Lauber, che così scrisse del suo mister nelle giovanili, perché Gianni ha fatto anche quello: «A modo suo ci ha anche fatto capire che lo sport e la vita sono fatti anche di poesia: insegnandoci a calciare verso la porta ripeteva sempre: “Raga, il balon el ga de cantar!!”». Grazie Gianni. Salutaci Enzo. 

 

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