Addio indennità pistola Meno soldi ai vigili

Circa 80 euro netti in meno al mese per i 75 ex dipendenti del Comune di Udine I sindacati: ci stanno prendendo in giro, devono comunque girare armati
Di Davide Vicedomini

Dal libro paga dei vigili urbani di Udine sparisce l’indennità “di pistola”. Settantacinque poliziotti del corpo municipale si ritroveranno quindi con uno stipendio più leggero di circa 80 euro. Con una mail inviata alla polizia locale il direttore generale dell’Uti centrale Giuseppe Manto “ha disposto di sospendere l’erogazione dei compensi per specifiche responsabilità riconosciuti al personale ora dipendente dell’Uti”. Quei “compensi”, di cui si fa riferimento nella lettera, riguardano proprio la detenzione dell’arma regolata da 17 anni a Udine per il corpo municipale da una contrattazione di secondo livello. Con il passaggio al nuovo ente, l’Unione Territoriale Intercomunale del Friuli Centrale, quell’indennità, però, è venuta a cadere perché stabilita quando i vigili erano dipendenti del Comune di Udine.

«Un colpo di mano senza preavviso» denunciano i sindacati della Cisal e dall’Ugl che ora minacciano azioni forti. «Siamo pronti a scendere in piazza con una manifestazione e un’assemblea davanti a Palazzo D’Aronco. Faremo sentire la nostra voce – dicono – perché ci sentiamo presi in giro». Diverso il tono di Cgil e Uil che chiedono un immediato tavolo per discutere il da farsi.

Il braccio di ferro tra le due organizzazioni sindacali, Cisal e Ugl, e l’amministrazione, risale ancora a ottobre quando era stato proclamato un primo stato di agitazione per alcune problematiche irrisolte nella polizia locale. Criticità che, a detta dei rappresentanti dei lavoratori, si erano acuite con l’ingresso nelle Uti. «Più volte avevamo cercato un confronto – rivela Clara Metus, rappresentante territoriale della Sapol Cisal – per discutere delle indennità di secondo livello, come quella che riguarda la detenzione dell’arma. Più volte il sindaco Honsell e il direttore generale Manto ci hanno assicurato che nulla sarebbe cambiato e di non creare allarmismi, spiegando che l’Uti avrebbe costituito per tutti solo un enorme vantaggio. Invece ci ritroviamo ora con i compensi sospesi, anche se da informazioni raccolte abbiamo modo di ritenere che verranno revocati». Metus lancia la provocazione. «Siamo pronti a restituire in blocco le nostre armi seppur consci di andare incontro a procedimenti disciplinari. Anche senza indennità il regolamento, infatti, ci impone di girare armati».

Quel che è certo invece è che venerdì prossimo, a meno di dietrofront da parte dei vertici dell’Uti, si terrà un’assemblea in Piazza Libertà. «Dopo le nostre iniziali proteste – riferisce Guarino Napolitano dell’Ugl - avevamo raggiunto un accordo con prefetto e direttore dell’Uti a inizio febbraio con l’obiettivo di rivederci a metà marzo. Quello che è successo a nostra insaputa è un atto gravissimo figlio di una classe dirigente senza formazione. Scendendo in piazza chiederemo la solidarietà – continua Napolitano – di tutti i dipendenti del Comune. È una battaglia che riguarda tutti. Finora abbiamo tamponato le falle create dagli altri».

Un riferimento a Cgil, Cisl e Uil che avevano “rotto” il tavolo sindacale mesi fa sottoscrivendo un protocollo. «Con l’avvento delle Uti – sottolinea Roberto Boezio, responsabile territoriale della funzione pubblica della Cgil – avevamo posto più volte il problema del contratto integrativo aziendale che non era previsto dal nuovo ente. Ora chiederemo un nuovo tavolo viste queste ultime novità».

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