Addio al sacrestano del Duomo di Latisana

LATISANA. «Un uomo semplice dalla bontà infinita. Latisana perde una persona di gran cuore». La voce è rotta da un’emozione che don Carlo Fant non riesce a trattenere parlando di Vittorino, il sacrestano del Duomo di Latisana, scomparso a 75 anni per le conseguenze di una malattia con la quale lottava da qualche anno.
Originario di Paludo, ultimo di 11 fratelli, Vittorino Sbrugnera aveva dovuto rinunciare alla sua infanzia per aiutare la famiglia nei campi e poi partire a soli 15 anni alla volta della Svizzera assieme a un fratello. Anni difficili da emigrante, a svolgere la mansione di manovale nei cantieri.
Poi il ritorno in una Latisana distrutta dalla prima alluvione del Tagliamento dov’era rimasta solo la voglia di rimboccarsi le maniche e ricostruire.
Ma il Vittorino che tutti ricordano è quello dell’oratorio, un luogo dove ha passato davvero tanti anni, come custode e come dirigente della società di calcio, il Ricreatorio prima e il Latisana poi.
Quanti bambini e ragazzi ha portato in giro, agli allenamenti e alle partite. E poi le gite a Milano, per lui tifoso rossonero che raccontava sempre di quella volta che aveva conosciuto Gianni Rivera e Nereo Rocco. Perché Vittorino in compagnia dei bambini dava il meglio di sé, di quella bontà che lo caratterizzava. Usciva quell’amore paterno che nella sua vita non era riuscito a realizzare.
Lui, che da quasi diciassette anni era il sacrestano del Duomo, assieme ai bambini del gruppo chierichetti si trasformava e diventava come loro e la sacrestia era il regno degli scherzi e delle battute, dove soprattutto il suo Milan era l’oggetto preferito degli scherni dei più piccoli.
Vittorino viveva con la sorella Giuseppina (Pina) proprio vicino alla chiesa dove passava le sue giornate, «senza mai guardare l’orologio, cominciava alla mattina alle 7 e alle otto di sera era ancora che sistemava qualcosa in Duomo – ricorda don Carlo – e con quello che sta accadendo adesso dopo migliaia di funerali che ha accompagnato nella sua vita, lui non potrà avere il suo, solo una cerimonia ristretta – commenta il parroco di Latisana riferendosi alle limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria in corso – però appena sarà possibile faremo una grande messa per lui che per noi preti è stato un punto di riferimento.
Ogni nuovo sacerdote nominato a Latisana ha potuto contare sul sostegno e sull’aiuto di Vittorino, lui che conosceva bene il paese e la comunità. Io personalmente perdo un fratello». «Aveva un grande affetto paterno, profondo e dolce, per i bambini e per gli anziani – racconta ancora don Carlo – era stato con noi durante i viaggi in Tanzania e li aveva voluto adottare a distanza due bambine. Le ha accompagnate fino alla laurea».
Vittorino Sbrugnera era anche una “penna nera”, «come si dice in dialetto era il “nonsolo” anche degli alpini – ricorda il capogruppo Joseffino Zanelli – quando c’era qualche cerimonia in Duomo lui preparava tutto alla perfezione».
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