Addio a Renzo Burini, stella del calcio: giocò con Milan e Lazio

Originario di Palmanova ha collezionato 330 presenze in serie A segnando 123 gol. È spirato a 92 anni
Burini a San Siro con Massaro (foto tratta dal sito del Milan)
Burini a San Siro con Massaro (foto tratta dal sito del Milan)

PALMANOVA. È deceduto, a Milano, il palmarino Renzo Burini, attaccante del Milan e della Lazio, vestendo i cui colori riuscì a collezionare ben 330 presenze in Serie A e a cacciare la palla in rete per 123 volte.

Burini, che si era fatto notare nel campo del Palmanova, aveva lasciato la città stellata a soli vent’anni per la divisa rossonera, ma al Friuli e alla fortezza era sempre rimasto legatissimo.

Fino a un paio di anni fa, regolarmente ogni estate tornava a Palmanova assieme alla moglie Franca, per trascorrervi alcune settimane, ritrovarsi a fare una partita a carte con gli amici e, spesso, a festeggiare il proprio compleanno. Di anni ne aveva appena compiuti 92, lo scorso 10 ottobre.

Nell’immediato dopoguerra, iniziò a giocare nel Milan, debuttando in serie A nel gennaio del 1948. Con i diavoli rossoneri realizzò 87 goal e visse l’emozione dello scudetto al quale contribuì con 12 reti nel campionato 1950-51.

Nel 1953 passò alla Lazio nelle cui file giocò per sei stagioni e vinse nel 1958 la Coppa Italia. Chiuse la sua carriera come calciatore dopo due anni di militanza con il Cesena e con la stessa società iniziò quella di allenatore. Tra le squadre da lui guidate il Forlì, la Pro Patria, l’Omegna e il Monza.

Burini, che agli esordi nel 1948 fece anche parte della delegazione italiana presente alle Olimpiadi di Londra, vestì per quattro volte anche la maglia della nazionale tra il 1951 e il 1955, segnando un goal al Portogallo.

Alla città stellata, dove la famiglia possiede un’abitazione nella frazione di Sottoselva, era molto legato e la locale sezione dei Veterani dello Sport lo aveva nominato socio onorario. «Burini – sottolinea il presidente Valter Buttò – era il nostro atleta d’eccellenza. Esprimo da parte nostra la vicinanza alla sua famiglia».

Gli amici lo ricordano come una persona che non amava la luce dei riflettori e viveva con umiltà, serietà e professionalità la propria passione per il calcio, ma sapeva essere espansivo e trainante nella compagnia di amici.
 

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