Addio a padre Tomé, «coltellinaio scelto dal Signore»

MANIAGO. La comunità di Maniago piange l’amato concittadino padre Ernesto Tomè, che, dopo una parentesi da coltellinaio assieme ai fratelli (lui era l’ultimo di otto), ha dedicato la vita alle missioni.
È deceduto a 90 anni a Parma, nella Casa madre dei missionari saveriani, colpita duramente dal coronavirus, con una quindicina di morti su una cinquantina di ospiti. Le condizioni di salute di Tomè erano critiche da alcuni mesi. I maniaghesi erano in apprensione: anche il sindaco Andrea Carli, nei giorni scorsi, aveva invitato la comunità a rivolgere una preghiera per padre Tomè, auspicando che potesse stare meglio, considerato che in Africa aveva superato sfide non da poco, tra fame, povertà e guerre.
Era stato ordinato presbitero a Parma il 13 ottobre 1963: aveva ricevuto la sacra ordinazione per mano di un cardinale africano. Una sorta di segno del destino, considerati i progetti che ha poi portato avanti. Nella sua prima omelia, aveva ricordato le origini maniaghesi.
«Ero uno di voi, un operaio che pochi anni fa percorreva le vie della nostra laboriosa Maniago, vestito come voi della tuta sporca che tanto vi onora – aveva detto –. Il Signore, che è padrone dei cuori, mi ha scelto in mezzo a voi, strappandomi ai miei cari, agli amici dell’officina, per fare di me un suo missionario. Continuate a pregare perché il Signore conceda a tante famiglie di Maniago l’immenso onore di donare i loro figli per la salvezza del mondo. Oggi milioni di anime attendono qualcuno che le salvi, domani può essere troppo tardi».
Dopo un anno di servizio a Parma come animatore missionario, nel 1966 è partito per il Burundi, dove è rimasto sino al 1974. Rientrato in Italia nel 1974, ha lavorato come promotore vocazionale nella scuola apostolica di Vicenza e a Tavernerio. Nel 1977 è tornato in Burundi, nel 1986, a causa della guerra, è stato costretto a rimpatriare. Quindi, la missione in Congo e poi di nuovo in Burundi. Rientrato in Italia nel 2013, è stato attivo nell’animazione missionaria a Taranto sino al 2016, per passare poi alla casa di Udine. Dal 1° aprile 2019, si trovava nella Casa madre di Parma per cure mediche, mentre continuava a svolgere il proprio ministero.
Commosso il ricordo dell’assessore alla cultura Anna Olivetto, la quale tiene a mettere in evidenza che «abbiamo tutti voluto tanto bene a padre Tomè. Come comunità, abbiamo cercato di sostenere sempre le sue missioni, con donazioni personali e collettive, anche attraverso iniziative organizzate a scuola. È sempre stato nei nostri cuori, dove custodiremo il suo dolce ricordo. Dispiace non potergli rendere omaggio in modo tradizionale e come meriterebbe, a causa del coronavirus, ma lo faremo appena possibile».
Tomè era anche apprezzato scrittore e poeta. Olivetto ricorda che aveva composto la canzone “Madone a torzeon”, «che noi della corale maniaghese cantiamo». La sua storia è stata raccontata da Giuliana Vittoria Fantuz in “Ricordi di un poeta missionario”.
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