Accusato di aver ucciso il padre della compagna, Barberini si avvale della facoltà di non rispondere
Il 49enne, indagato per l’omicidio di Marius Adrian Dorobantu, è comparso davanti al gip del tribunale di Pordenone per l’udienza di convalida del fermo

Nel pomeriggio di lunedì 1 giugno Fabrizio Barberini, indagato per aver ucciso Marius Adrian Dorobantu, è comparso davanti al gip del tribunale di Pordenone per l’udienza di convalida del fermo. L’uomo, scortato dalla penitenziaria, ha fatto il suo ingresso nell’aula del palazzo di Giustizia alle 15. Al suo fianco gli avvocati Francesco Sinigoi e Giorgio Mazzuccato. Nel corso dell’udienza Barberini si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il pm Federica Urban ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere, mentre la difesa si è opposta alla convalida del fermo e ha chiesto, in caso di convalida, una misura meno afflittiva, che gli consenta anche di continuare a lavorare per sostenere le spese di mutuo della casa e di mantenimento della famiglia.
In tal senso, gli avvocati hanno comunicato la disponibilità della mamma di Barberini di ospitarlo nella sua casa di Aprilia. Al termine dell’udienza, durata poco più di mezz’ora, il gip si è riservato sulla decisione. Ha tempo 48 ore per sciogliere la riserva.
Barberini era già stato interrogato il 30 maggio, alle 4 di mattina, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Pordenone. «Abbiamo espresso delle perplessità sul modo di procedere perché non abbiamo trovato agli atti evidenze di cartelle cliniche, non sappiamo quindi come sia stato assistito nell’immediatezza. Non sappiamo cosa possa essergli stato somministrato nel tragitto da Porcia a Udine e, viceversa, quando è stato trattenuto in ospedale per l’attività di interrogatorio» ha riferito l’avvocato Mazzuccato.
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