A 75 anni va in missione: la nuova vita di don Roberto

L’ex parroco di Cordovado si trasferirrà a Santa Cruz, una città della Bolivia Si occuperà degli ultimi in un progetto partito da Pordenone 43 anni fa





Non è una scelta semplice decidere, a 75 anni, di trasferirsi in Bolivia per proseguire nel proprio impegno di prete per i poveri di quelle zone.

Don Roberto Battel, parroco a Lugugnana, Brussa e Castello, invece, al raggiungimento dell’età del riposo, entra nella missione “fidei donum” a favore degli emarginati in terra andina nel progetto pastorale tra le diocesi di Concordia-Pordenone e di Santa Cruz in Bolivia, città dove si stabilirà.

In una terra povera tra le foreste del Mato Grosso e le Ande, dove si è sviluppata la cultura indigena Quechua e Aymara, e poi del popolo Inca e l’arrivo dei conquistatori nel 1973 è iniziata la “Missione Bolivia”, quando Lucillo Bozza e Franco Civiero, due ragazzi diciottenni, chiesero a don Roberto Battel dove poter svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare.

All’inizio del 1975 partirono così i primi volontari per una missione cattolica assieme ai Salesiani in Bolivia vicino a Santa Cruz, in una vasta zona attorno a San Carlos lungo la strada che porta a Cochabamba nella località San Juan, un’area povera di vegetazione e di economia.

«Intendo proseguire con coerenza nella mia missione di servizio tra la gente – racconta don Roberto – in una località dove c’è la necessità di aiutare e condividere con famiglie in difficoltà, bambini e anziani i grossi problemi sociali e sanitari e poi un prete, resta tale per tutta la vita».

La vicinanza con la difficile realtà delle periferie boliviane non è certo recente per don Roberto che si riconosce negli insegnamenti e valori di testimonianza di Papa Francesco, dell’arcivescovo martire Oscar Romero e don Lorenzo Milani.

Prendono il via iniziative come Mato Grosso, Terra Nova, gruppo Bolivia, progetto Pedro, che hanno guidato per un quarantennio programmi e progetti: unico aiuto economico per quelle popolazioni povere, oppresse e colpite da gravi malattie.

Una presenza determinante nel paese andino è stata quello della famiglia di Paula Battiston di Cordovado e Lino Vesco di Concordia Sagittaria che dal 1992 hanno scelto una vita controcorrente di missionari laici per dedicarsi ai deboli e diventando punto di riferimento per tante persone di un “barrio” di Santa Cruz, dove miseria, malattie, alcolismo sembravano cancellare l’idea stessa di dignità umana.

«Da queste necessità è iniziato anche il nostro costante lavoro di sostegno a Paula e Lino – continua il parroco – organizzando per 10 anni a Caviola di Falcade e poi per altri 27 anni ad Auronzo di Cadore attività di solidarietà con mostre missionarie, campi scuola, raccolte fondi con iniziative diverse e coinvolgendo in questo programma di aiuti amministrazioni comunali, enti, associazioni e privati e la Provvidenza che ci è stata vicina».

Dalla iniziale missione di “casa famiglia” a San Carlos le attività sociali si sono ampliate nell’istruzione scolastica, promozione e assistenza sanitaria, condizione femminile, agricoltura, sport e attività ricreative, e poi c’è stata la creazione di centri sociali e di accoglienza, attività catechistiche e parrocchiali.

Ora, a distanza di 43 anni, quell’esperienza di vita di frontiera proseguirà ancora: come “padre” don Roberto, condividendo questa volta un percorso di vita e umanità a favore di popolazioni che si chiamano disponibilità, accoglienza, cura, assistenza e dedizione per fratelli poveri di periferia dove la dignità delle persone viene ancora conquistata faticosamente giorno per giorno. –



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