Aussa Corno, troppe nubi sul futuro di 270 lavoratori

SAN GIORGIO DI NOGARO. Luci e ombre della zona industriale Aussa Corno. Se da un lato c'è qualche speranza di ripresa per l'interesse di un'azienda veneta a insediarsi nella Ziac, dall'altro persiste la grave situazione occupazionale che in questi giorni colpisce 270 lavoratori il cui futuro appare incerto. Si tratta dei 140 della Evraz Palini e Bertoli, dei 110 di Artenius Italia e dei 20 della Paolini impianti, in mobilità a seguito del fallimento dell'azienda. A questi si devono aggiungere quelli legati all'indotto di questi stabilimenti e quelli, non quantificabili, delle altre imprese in cassa integrazione a rotazione.
Alla Evraz Palini e Bertoli la situazione è molto incerta: i lavoratori continuano a presidiare ogni lunedì i cancelli. La preoccupazione è forte perchè da aprile non c'è più un amministratore delegato e quindi non c'è nemmeno un interlocutore con cui confrontarsi per sapere quali siano le prospettive future dell'impianto chiuso da agosto 2013. Si attende, infatti, che il colosso dell'acciaio russo Evraz annunci la nomina del nuovo ceo (acronimo inglese di amministratore delegato) della divisione Europa, a seguito del passaggio di Dmitriy Scuka - precedente ad, noto anche in regione - alla guida dello stabilimento ceco di Vitkovice Steel, passato in aprile ad un gruppo di investitori.
Proprio a fronte della mancanza di un interlocutore, i sindacati Fim-Cisl e Fiom-Cigil hanno presentato alla direzione di Epb una richiesta di incontro, inviata anche per conoscenza all'assessore regionale Bolzonello. Intanto la cigs, attesa da sei mesi, non è stata ancora approvata dal ministero. E al danno si aggiunge la beffa: la scorsa settimana era circolata voce che un camion di bramme fosse entrato nello stabilimento, dando così qualche speranza di ripresa ai lavoratori. Accertamenti hanno evidenziato che, purtroppo, non era vero.
Sale anche la preoccupazione tra i lavoratori di Artenius Italia, dettata dal fatto che l'asta dei siti sangiorgini è stata vinta dalla portoghese Selenis, che sarebbe intenzionata a mantenere solo una trentina dei 110 addetti. Intanto la “concorrente” Ottana Polimeri-Indorama ha presentato ricorso per l'esito dell'asta dalla quale è stata esclusa per un documento, pare, non giunto in tempo. Nessuna speranza di ritornare al lavoro, invece, per i 20 dipendenti in mobilità della Paolini impianti, dichiarata fallita dal Tribunale di Udine. Gli ex lavoratori che devono avere crediti dalla ditta sono stati convocati, per venerdì 13 giugno, nella sede Cisl di Udine. La maggior parte di loro devono ricevere tre mensilità e il Tfr. E manca ancora la cassa integrazione di gennaio.
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