Slovenia, 10 anni nell’Ue ma nessuno festeggia

Gorizia e Nova Gorica snobbano l’anniversario: nessuna cerimonia ufficiale Romoli: «Migliorati i rapporti, ma allora c’era un maggior ottimismo»
Bumbaca Gorizia Rete Transalpina abbattuta
Bumbaca Gorizia Rete Transalpina abbattuta

In piazza c’era Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea. E a stringergli le mani c’erano i sindaci di Gorizia e Nova Gorica, Vittorio Brancati e Mirko Brulc, attorniati da migliaia di persone in festa, che in piazza Transalpina festeggiavano l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e l’allargamento verso est dell’istituzione sovranazionale.

Dieci anni fa cadeva definitivamente il muro di Gorizia. Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea, svaniva l’ultima barriera fisica retaggio della Cortina di ferro, imposta nel 1947 dal Trattato di Parigi a un territorio che si è trovato innaturalmente diviso. Tra ieri e oggi Gorizia e Nova Gorica celebrano il decennale di quella giornata storica, senza cerimonie ufficiali: l’unico appuntamento, andato in scena ieri sera, è stato organizzato dal Centro Studi Rizzatti. Il clima è appare ben diverso rispetto a quello della primavera del 2004: allora piazza della Transalpina, fino a quel momento divisa da un muro di ottanta centimetri sormontato da una rete metallica alta un metro, era stata eletta a simbolo dei festeggiamenti per l’allargamento a Est dell’Unione. Oggi le due Gorizia ricordano, ma non festeggiano.

L’apertura delle frontiere ha di fatto cancellato buona parte dell’economia di confine, penalizzando autotrasportatori, rivenditori di carburante, servizi doganali e tabaccai. Un’emorragia di fronte alla quale il territorio non ha saputo rispondere prontamente e che è costata decine di miliardi e migliaia di posti di lavoro. Il bilancio di dieci anni di Europa comune non può essere considerato totalmente positivo: «C’è una sostanziale differenza tra ieri e oggi – spiega il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli –. Allora c’era maggior ottimismo: si riteneva l’Unione europea strumento utile a pervenire a un maggiore benessere dei cittadini, mentre oggi lo scetticismo ha coinvolto a vari livelli anche tra quegli Stati che l’Ue hanno contribuito a fondarla».

Secondo Romoli, tuttavia, la caduta dei confini ha contribuito a migliorare in maniera netta i rapporti tra le due comunità di Gorizia e Nova Gorica: «Ora collaborare è quasi tradizione, in moltissimi campi – spiega il sindaco -. C’è un numero di cose sempre maggiore che viene fatto in comune rispetto a un tempo, quando era la retorica a farla da padrona. Il Gruppo europeo di cooperazione territoriale che abbiamo costituito ci permetterà di garantire maggior benessere ai nostri cittadini».

Secondo Livio Semolic, che presiede la Skgz di Gorizia (l’Unione economica culturale slovena), «fino ad ora non ci sono stati riscontri concreti né a livello economico, né a livello turistico e culturale. Rispetto a dieci anni fa, i cittadini non possono dire di avere avuto vantaggi netti – riflette -. Servirebbero maggior coraggio e più ambizione da parte da parte delle istituzioni locali, consci del fatto che il tempo non è una variabile indifferente». Secondo il presidente dei circoli sloveni in Italia, l’ingresso della Slovenia nell’Ue «ha contribuito indubbiamente ad abbattere le barriere storico-ideologiche, specie tra le nuove generazioni, che si spostano senza problemi dall’Italia alla Slovenia e viceversa».

Christian Seu

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