«Noi esclusi dal rilancio della Caffaro»

Torviscosa, dopo la presentazione del piano per il nuovo impianto parlano i 60 operai dell’azienda in cassa integrazione

TORVISCOSA. «Siamo rimasti soli, senza soldi e ormai alla disperazione. Siamo stanchi di essere additati come parassiti! Per noi non c’è più posto nel mercato del lavoro e forse non interessa a nessuno, perché è chiaro che difficilmente qualcuno di noi potrà entrare a lavorare nel nuovo impianto del cloro soda».

A dirlo sono i lavoratori della Caffaro in amministrazione straordinaria (Prodi bis), dal settembre 2008 in cassa integrazione e ora stanno “scontando” gli ultimi sei mesi di cig in deroga, dopo di che scatterà la mobilità. Sono fortemente amareggiati dalla grande pubblicità data in questi giorni di media al nuovo impianto di cloro soda che Halo Industry realizzerà nel sito chimico di Torviscosa, dove, però, «non ci sarà posto per noi». Sono una sessantina i dipendenti in Prodi bis che da oltre cinque anni stanno cercando lavoro, ma con la crisi in atto e per l’età (oltre i quarant’anni) restano emarginati dal mondo produttivo.

«Nell’ultima assemblea, se non abbiamo capito male, assieme a sindacati e in presenza dell’assessore regionale al lavoro Loredana Panariti - dicono -, ci era stato promesso un interessamento più da vicino per quanto riguarda la cig in deroga. Si era parlato di un interessamento, da parte della Regione, per cercare di anticipare, per quanto possibile, l’erogazione dei soldi dei ratei della cassa in deroga, visto le lungaggini del Ministero a Roma riguardo le firme dei decreti per le cig in deroga. Vorremmo che tutti sapessero che dall’inizio dell’anno ad oggi ne sono state firmate solo tre.

Ora, più di qualche cassintegrato di Caffaro in Prodi bis, vista la situazione di incertezza, si è messo già in mobilità, anche perché alla domanda posta ad un rappresentante sindacale sulla posizione della cig in deroga, in base al quale verrà quantificato il mensile ad personam, nessuno ha dato risposte certe. Sarà il 10 o il 30% in meno»?

Fra l’altro - lamentano gli operai in cig -, l’Inps di Udine avrebbe ritardato notevolmente il pagamento, malgrado il Ministero avesse già firmato sia il primo sia il secondo decreto a novembre 2013. «Come al solito - evidenziano - chi di dovere, e chi ci rappresenta, dovrebbe, a firma avvenuta, almeno una volta al mese recarsi a Udine, all’Inps, a fare le dovute verifiche.

L’ultima volta, grazie ad alcuni di noi che a suon di telefonate sono riusciti a parlare con il responsabile della direzione Inps, dopo 7 mesi siamo riusciti ad essere finalmente, dopo varie scuse, liquidati della cifra dovuta. In sostanza, siamo stufi di essere presi in giro: qui comincia ad essere in ballo un malessere che sta portando lo sconforto totale nelle nostre famiglie. Le istituzione locali con l’apertura di una mostra al Cid di Torviscosa puntano al rilancio del paese - concludono -: a noi sembra una cosa buona, ma tardiva, e vorremmo che la gente capisse anche che il cloro soda nuovo non è e non porterà nuovi posti di lavoro. Intantom il tempo passa troppo in fretta e magari per molti di noi sarà troppo tardi!».

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