Piatti romeni nelle scuole, è polemica a Cervignano

L’iniziativa diventa un caso politico: Lega e il gruppo “Le Fontane” contrari. La gente si divide sui social network

CERVIGNANO. Il menù romeno e albanese diventano un “caso” politico. Sui social network, intanto, la gente si divide tra favorevoli e contrari. Da una parte, la maggioranza cervignanese difende la scelta di proporre ai bambini delle scuole dell’infanzia e primarie i piatti tipici della cucina romena (il prossimo 18 febbraio), dall’altra il gruppo di opposizione “Le Fontane” e la Lega Nord provinciale, tramite il segretario, Daniele Moschioni, si schierano dalla parte dei genitori che non hanno gradito l’iniziativa. Lo scontro politico si accende.

Come detto, il prossimo 18 febbraio (a dicembre era stata servita la cucina albanese), nell’ambito di un progetto di educazione alimentare che propone l’incontro con altre culture attraverso il cibo, nelle mense dell’asilo e delle elementari di Cervignano sarà servito un menù romeno.

La Lega chiede più attenzione per le tradizioni locali. «Siamo favorevoli all’integrazione – spiega Moschioni – ma la miglior integrazione è quella di adeguarsi al territorio in cui si abita. Se un romeno viene in Italia si deve adeguare alla nostra cultura, come facciamo noi quando ci rechiamo all’estero. Ho letto delle tante iniziative che l’amministrazione organizza per promuovere i prodotti tipici. Evidentemente in giunta non si parlano, Casola va in altre direzioni. Siamo vicini alle famiglie che non sono d’accordo. Ritengo che vadano mantenute la nostra cultura e la tradizione».

Pungente il commento del capogruppo della civica “Le Fontane”, Antonio Rossetti. «Visto che Casola fa parte del Partito Democratico e visto che è così attento a proporre la cucina romena nelle scuole – attacca - chiedo a lui di farsi portavoce con il presidente della Regione Serracchiani e, tramite lei, con Renzi, per chiedere di inserire, nelle mense di tutti i Paesi esteri in cui studiano i ragazzi italiani, il piatto di pasta con il pomodoro. Ho due figlie che studiano in Germania e Danimarca e si adeguano, come tutti, alla cultura enogastronomica del luogo».

Immediata la replica di Casola: «Il primo atteggiamento, davanti ad una novità, è quello del rifiuto. In genere, si tollera ma non si ama. La seconda fase è quella del rispetto, che indica il riconoscimento dell’altro. La terza fase è l’interesse, che significa fusione e integrazione. Nessuno ha mai pensato di seguire quello che propongono gli altri. Sappiamo anche che mai si cresce così bene come assieme agli altri. Non stiamo svendendo le nostre tradizioni, vogliamo solo accogliere ciò che di positivo offrono le altre culture alimentari. Il centro sinistra cervignanese difende le nostre tradizioni, anche enogastronomiche, ma dobbiamo aprirci al mondo. Per quanto riguarda Rossetti, la sua ironia è fuori luogo. La cucina italiana è già apprezzata all’estero, c’è chi la sa promuovere meglio di me».

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