«Io come un infiltrato per salvare i delfini»

UDINE. Ha trascorso 25 giorni da “embedded” in Giappone. E, assieme a un’altra ventina di volontari provenienti da tutto il mondo, ha avuto un ruolo più che attivo in a una delle fasi centrali della lunga campagna, organizzata da Sea Shepherd, contro la mattanza dei delfini nella baia di Taiji, in Giappone, una delle punte estrema della penisola Wakayama. Proprio lui ha scattato una delle immagini che ha fatto il giro del mondo: la cattura di un rarissimo delfino albino, tenuto ora in cattività in un parco marino lì vicino.
Lui è Eugenio Fogli, 51 anni, veterinario udinese, esperto fotografo, pluripremiato cineoperatore sub, da qualche tempo anche volontario del gruppo internazionale “Sea Shepherd”, di cui, da poco, è vicecoordinatore per il Triveneto.
Fogli ha trascorso praticamente tutto il mese di gennaio nella baia di Taiji, immortalata già nel documentario “The Cove” (vincitore di un premio Oscar) che nel 2010 portò alla ribalta mondiale la mattanza di delfini che da ottobre a marzo avviene in questo angolo di Giappone. In una sola stagione ne vengono catturati a migliaia, moltissimi vengono uccisi e portati al macello del vicino paese. Altri vengono invece tenuti in stato di cattività e quindi venduti a delfinari, parchi acquatici e acquari vari.
Una missione internazionale
Eugenio Fogli assieme al suo gruppo composto, in quei giorni, da australiani, inglesi, canadesi, americani, cileni e norvegesi, ha realizzato le foto che hanno fatto scendere in campo anche l’ambasciatore americano in Giappone Caroline Kennedy e smuovere la diplomazia di mezzo mondo.
Fino ad arrivare a portare la notizia sulla prima pagina del principale giornale giapponese, dopo che per anni il mondo del Sol Levante aveva letteralmente ignorato quanto accade nel loro mare.
Esperienza choccante
Per Fogli è stato decisamente difficile tornare a casa dopo un’esperienza così. «Ci sarebbe stato così tanto ancora da fare - precisa il veterinario udinese, con un filo di malinconia -. Ma so che anche gli altri volontari Sea Shepherd sapranno continuare la nostra opera.
Noi siamo stati fortunati e sfortunati allo stesso tempo. Sfortunati perchè abbiamo visto uccidere centinaia di animali, massacrati in acqua, trascinati poi a riva, mentre le acque si tingevano di rosso sangue. Il 17 gennaio abbiamo assistito al triste record stagionale con 250 delfini presi in un giorno solo.
E qui subentra il lato “fortunato”, se così si può dire. Abbiamo scattato immagini per noi tragiche e strazianti, compresa quella del cucciolo di delfino albino strappato alla madre. Hanno fatto il giro del mondo in pochi giorni, facendo capire ancora di più gli orrori che subiscono questi poveri animali».
Gli occhi dei delfini
Quello che non dimenticherà mai il veterinario udinese è infatti lo sguardo dei delfini. «Occhi pieni di paura. Sono animali intelligenti - spiega Fogli -. Capiscono cosa gli accade. Eppure, non reagiscono, non sono aggressivi. Come fossero paralizzati dall’incredibilità di quanto sta loro accadendo. Persino quando hanno la possibilità di scappare non lo fanno. E pur di stare assieme alla loro “famiglia” si fanno catturare».
Un mese sotto “scorta"
Sveglia all’alba. Pasti frugali e veloci. Tante, tantissime ore appostati tra gli scogli della baia per catturare ogni immagine preziosa. «Quando i pescatori partivano all’alba, noi eravamo lì a osservarli - racconta Fogli -. Poi li attendevamo al tramonto. E durante tutta la giornata li seguivamo dalla costa. E a nostra volta eravamo seguiti dai poliziotti in divisa o in borghese. Discreti sì, ma presentissimi».
“Business” da conoscere
Il primo successo sono stati i titoloni sui giornali internazionali. Ma sicuramente la conquista più importante è stata raggiungere e colpire, con questa missione, la popolazione giapponese. «L’operazione di protesta di Sea Shepherd non è certo contro i giapponesi - spiega Fogli -, ma contro pratiche per noi barbare. E purtroppo in Giappone pochi sanno cosa accade a Taiji. Ora grazie a noi, e ai media, anche la coscienza del Sol Levante sta cambiando». Molti giapponesi mangiano carne di delfino, ma soprattutto uno catturato per un acquario vale 300 mila dollari circa. Pochi sanno però che molti muoiono poco dopo. Per stress e solitudine.
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