«Bisogna rilanciare l’ospedale»

Gaspardo e Florean replicano ad Altavilla: la soluzione non è la chiusura

MANIAGO. «Affermare che i cittadini non sono sicuri in un ospedale è procurato allarme. È vero che il presidio sanitario di Maniago non è dotato di tutte le tecnologie all’avanguardia, ma una prima risposta al paziente riesce a darla. Eventuali considerazioni devono partire dalla realtà e dai numeri». È la risposta del sindacalista di Cisl Paolo Florean al collega di Nursind Gianluca Altavilla, che aveva rilevato la necessità «di chiudere medicina e pronto soccorso dell’ospedale di Maniago, in quanto non sono in sicurezza, a livello strutturale, e rappresentano solo un costo». Una presa di posizione dura, che ha acceso il dibattito.

«La soluzione non è la chiusura, ma la nuova declinazione del presidio in un progetto di rilancio – ha osservato l’assessore alla sanità Andrea Gaspardo –. Con questo non intendo un ampliamento dell’ospedale stesso, pensiero desueto, ma di ampliamento delle cure, andando a strutturare protocolli di intesa per sviluppare nuove collaborazioni tra il servizio ospedaliero e quello distrettuale. Sostenere che l’unica soluzione per il territorio è la chiusura è un’affermazione priva di progettualità, lungimiranza, volontà di miglioramento. L’angolo di visuale da cui si giudica la nostra struttura è prettamente ospedaliero. Quindi incompleto quando si parla di bisogni sanitari e salute della popolazione. La Regione ha un assessorato alla salute, non agli ospedali». Gaspardo, in linea con Florean, ha rimarcato che con le dichiarazioni di Altavilla «si creano solo allarmismi e allo stesso tempo si afferma l’incompetenza di chi ne ha la responsabilità». L’assessore ha poi ricordato che «l’attivazione dei reparti per pazienti post-acuti, spesso definiti lungodegenza post-acuti, si colloca in una fase di cambiamenti strutturali del sistema sanitario a livello nazionale e regionale. È una diretta conseguenza della rimodulazione della rete ospedaliera, che è sempre meno idonea a garantire una risposta sostenibile ai bisogni sanitari e socio-sanitari di una popolazione in costante invecchiamento». Quanto alla necessità di rivedere la Rsa, Gaspardo non ha negato che «il concetto di Rsa, come oggi è interpretato, è superato. I pazienti sono più fragili di un tempo, perché più anziani e affetti da cronicità, anche multiple. Serve una componente sanitaria forte, una capacità di intervento rapida, e un sostegno sociale nella logica degli interventi socio-sanitari». (g.s.)

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