C’è soluzione ai black-out ma tanta energia va persa

TOLMEZZO. Paradossalmente durante le festw natalizie una delle zone colpite dal black-out energetico è quella che fa produrre il maggior numero di kilowatt all’Enel nella nostra montagna: le acque di tutti i torrenti della sinistra orografica del Tagliamento di Forni di Sopra e Forni di Sotto confluiscono dagli anni 40 nel bacino del lago di Sauris, che a cascata rifornisce il lago di Verzegnis e di Cavazzo Carnico.
Ma l’energia se ne va via dalla montagna, anche quando, come a Forni di Sopra, esiste una centralina idroelettrica, la Dria, di proprietà della Società cooperativa idroelettrica, proprietaria delle linee di distribuzione, e una di proprietà, sul rio Tolina, della Comunità montana della Carnia che possiede una anche sul rio Poschiadea a Forni di Sotto dove è in corso un dibattito sulla necessità di una ulteriore centrale.
Nei recenti giorni di black-out, il secondo a seguito di due nevicate consecutive anche di poca portata, in molti si chiedono, da profani, come mai non sia stata stato possibile utilizzare l’energia prodotta in loco per fornire l’energia elettrica al paese.
La soluzione, come conferma il presidente della Comunità montana della Carnia Lino Not, che vanta esperienze di lavoro all’Enel, ci sarebbe, ma non è così semplice come sembra. «La centralina del Tolina è perfettamente funzionante, purtroppo quando viene a crearsi una situazione di emergenza, dove si interrompono entrambi gli anelli di collegamento con la rete nazionale, in questo caso verso Forni di Sotto e verso Lorenzago di Cadore, l’energia prodotta va persa».
Una maniera di utilizzarla ci sarebbe, ma è ritenuta troppo onerosa sia per la gestione che per gli investimenti che comporterebbe. «Occorre trovare un soggetto che abbia il diritto di trasportare l’energia prodotta. Nel caso di Forni di Sopra tali soggetti sono due: l’Enel e l’Idroelettrica locale». Così, quando le linee del distributore nazionale si interrompono, sarebbe la società locale a poter erogare l’energia elettrica.
«È un discorso che spetta alla cooperativa – prosegue Not – visto il continuo accadere di simili fatti, forse sarebbe il caso di pensarci, anche con l’aiuto dell’ente sovraccomunale».
I problemi riguardano la sicurezza: l’ente nazionale garantisce l’erogazione contro eventuali sbalzi di tensione, frequenze e altro ancora che non è di semplice gestione e che richiede anche importanti investimenti materiali, oltre che professionali «perché in caso contrario si possono arrecare danni ingenti all’utenza».
L’ente sovraccomunale era stato chiamato pure in causa dal sindaco di Forni Avoltri Manuele Ferrari per una presunta disputa con il personale fornese per lo sgombero neve. Not, che recentemente ha assunto il ruolo di presidente della Comunità montana della Carnia, risponde di essere al corrente di vecchie diatribe, ma che il problema non è dell’ente da lui gestito.
«I Comuni della val Degano hanno delegato la loro associazione dei Comuni a gestire il servizio di sgombero nevi: quindi spetta a loro risolvere eventuali divergenze con il personale incaricato all’uopo».
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