Morte sospetta, causa all’ospedale

Pordenone, decesso dopo la somministrazione di farmaci anticoagulanti. Figlie della vittima contro il “civile”

PORDENONE. Ultraottantenne si sottopone a uno screening di routine, scopre di avere una patologia cardiaca, le vengono somministrati anticoagulanti e muore a causa di una emorragia cerebrale. Vi è, in questo caso, una responsabilità medica? Il giudice civile, cui si sono rivolte le due figlie della vittima, che hanno chiamato in causa l’Azienda ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone, emetterà sentenza il 9 gennaio 2015.

Nell’ultima udienza, alcuni giorni fa, si era riservato di disporre una perizia bis. La riserva è stata sciolta: due già acquisite sono sufficienti, non ce ne sarà un’altra, quindi la causa va a discussione e sentenza. Prima dell’avvio del procedimento in tribunale era stato disposto ed effettuato un accertamento tecnico preventivo a fini conciliativi.

Il consulente medico nominato dal giudice aveva inizialmente sostenuto che non fossero ravvisabili comportamenti errati da parte dei medici, ma le eredi dell’anziana, rappresentate dall’avvocato Enrico Torresan del foro di Treviso, avevano deciso di procedere comunque con la causa: secondo la parte offesa, il consulente era incorso in alcune inesattezze.

Nell’ultima udienza il giudice aveva chiesto chiarimenti al professionista e depositato una memoria nella quale evidenziava che qualche margine di dubbio sulle responsabilità si presentava. L’avvocato Torresan aveva dunque chiesto una nuova perizia, che non è stata concessa.

L’ospedale è difeso dagli avvocati Giorgio Coden del foro di Pordenone e Alessandro Trafieri del foro di Treviso.

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