Pronto il declassamento dell’ospedale di Sacile

SACILE. De profundis per l’ospedale di Sacile, avviato forse verso una definitiva territorializzazione. Cioè verso la rimozione delle residue funzioni ospedaliere.
Diceva Agata Christie che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova. Nel nostro caso i tre indizi ci sono tutti, seppure l’ultimo ancora velato ai più.
Ma andiamo con ordine. Prima è arrivata l’esternalizzazione del Centro diurno per disabili, poi la “fuga” del responsabile dei servizi sociali dell’Ambito distrettuale. Il terzo indizio, invece, è scaricabile dal sito dell’Azienda ospedaliera “Santa Maria degli Angeli” di Pordenone ed è contenuto nel decreto del direttore generale (Luciano Zanelli, ancora in carica) numero 359, datato 29 novembre.
A pagina 38, infatti, si ipotizza la collocazione dei letti di Riabilitazione intensiva oggi presenti a Sacile al terzo piano del padiglione B dell’ospedale di Pordenone.
Ma come? Non doveva essere la riabilitazione la carta vincente dell’ospedale di Sacile riconvertito verso il futuro?. Dove sono finiti gli impegni del sindaco e dell’amministrazione comunale, del direttore generale Luciano Zanelli volato verso altro incarico, dell’assessore regionale Maria Sandra Telesca entusiasta del Modello Sacile dopo la sua visita estiva alla sede ospedaliera di Sacile?
La realtà dice altre cose e il blitz di traslocare la Rianimazione intensiva a Pordenone (o magari a Spilimbergo, come vorrebbe qualcuno) tentato con la scusa delle ferie la scorsa estate è stata probabilmente solo la prova generale di quanto messo ora nero su bianco nel citato decreto del direttore generale.
Al riguardo in riva al Livenza gli interrogativi non mancano: perché si è apparentemente esaurita l’iniziale propulsione verso il progetto di progressiva implementazione della riabilitazione intensiva? Perché tanta fatica nel garantire stabilmente un team multiprofessionale riabilitativo (logopedista, neuropsicologo, terapista occupazionale e via dicendo)? L’obiettivo sottaciuto è il trasferimento dei letti sacilesi altrove? A Spilimbergo o a Pordenone?
Più in generale ci sono però anche altre domande che riguardano l’attività ospedaliera locale: perché il progetto di accreditamento secondo gli standard del Joint commission international non ha compreso anche la sede di Sacile? Perché l’offerta della Medicina post acuti non è mai stata pubblicizzata nella pubblicazione allegata mensilmente alla busta paga dei dipendenti?
Come mai in nessun documento di programmazione regionale è mai comparso il progetto denominato “Modello Sacile”? Si attende forse la quiescenza del primario Giorgio Siro Carniello (che, per altro, ha rinunciato ad una sicura candidatura a sindaco col centrosinistra alle elezioni comunali del 2014 per rimanere al suo posto) per la definitiva rimozione delle residue funzioni ospedaliere di Sacile che verrebbe in questo caso ridotto a livello di semplice Distretto sanitario?
Possibile che l’amministrazione comunale col sindaco Roberto Ceraolo presidente dell’Assemblea dei sindaci dell’Ambito e con un importante incarico a livello regionale in campo sanitario non sia a conoscenza di quanto si sta preparando a Pordenone e a Trieste? Intanto Sacile, seconda città della provincia e sesta in Regione per popolazione, si appresta a diventare in campo socio-sanitario la nuova Cenerentola.
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