Ideal Standard, il “giallo” di Trichiana

Presidio e blocco a oltranza per i ritardi nella richiesta della cassa in deroga. Voci di intesa con le Rsu per spostare gli impianti di Orcenico. I sindacati: è un bluff

ZOPPOLA. Dalle 5.30 di ieri è ripreso il blocco dei materiali in uscita dallo stabilimento Ideal Standard di Orcenico. Un presidio di lavoratori ha impedito ai camion di caricare le ceramiche sanitarie pronte per essere vendute: diversi i mezzi che hanno dovuto fare marcia indietro, tra cui uno proveniente dall’Inghilterra.

Gli operai hanno fatto sapere che il blocco proseguirà fino a quando l’azienda non firmerà il ritiro della procedura di mobilità e la conseguente richiesta di applicazione, per i prossimi sei mesi, della cassa straordinaria in deroga.

Intanto, sempre ieri, si è appreso di un verbale di riunione, firmato dall’azienda e dalle rsu di Trichiana, attraverso il quale Ideal Standard si è impegnata a trasferire volumi produttivi e impianti di Orcenico nella fabbrica Bellunese.

«A parte che un verbale di riunione non ha alcun valore ufficiale – hanno detto i segretari provinciali di Femca, Filtcem e Uiltec, Rizzo, Pascale e Sacilotto - quanto contenuto nel documento ci sembra uno stratagemma dell’azienda per tenere buoni gli operai di Trichiana: l’impegno assunto, infatti, va contro la possibilità di vendere lo stabilimento pordenonese e, inoltre, contro l’impegno assunto da Antetomaso e Gelsomino al ministero, impegno ribadito in seguito alla ripresa del blocco».

Giornata convulsa, quindi, quella di ieri: pur non essendoci stati attimi tensione, la lotta degli operai dell’Ideal Standard è ripartita con fermezza. Nel primo pomeriggio l’azienda ha comunicato di aver inoltrato la richiesta tanto attesa dai lavoratori: questi ultimi però non retrocederanno di un millimetro.

«L’azienda fa sapere di essersi già attivata per la richiesta di applicazione della Cig in deroga, come previsto nell’accordo, e di aver già comunicato la propria disponibilità a un incontro con i sindacati per discutere degli esuberi della holding: avverrà lunedì, alle 9.30».

Questa la posizione dei manager Antetomaso e Gelsomino. Non saranno loro, tuttavia, a rappresentare Bain Capital all’incontro, che si terrà all’interno dello stabilimento pordenonese.

Questa, invece, la posizione dei segretari provinciali delle sigle sindacali di categoria. «Contavamo di interloquire prima di agire, così giovedì abbiamo cercato l’amministratore delegato il quale non ha ritenuto opportuno parlare con noi – hanno spiegato -. E così è scattato nuovamente il presidio».

La situazione è precipitata perché «c’è chi rispetta gli accordi e chi no. Quello siglato nella sede di Unindustria prevedeva che, a fronte del ritiro della procedura di mobilità e della concessione della cig in deroga per i primi sei mesi del 2014, noi avremmo smantellato il presidio e il blocco delle merci – hanno aggiunto -. Il giorno successivo alla firma dell’intesa, i lavoratori lo hanno fatto. Per contro l’azienda avrebbe dovuto “immediatamente” avviare la procedura per la cassa e ritirare la mobilità».

Cosa che non ha fatto. «Abbiamo atteso una settimana, durante la quale la“pratica Orcenico” è rimasta nei cassetti dell’azienda, poi abbiamo cercato di avere informazioni a questo proposito, senza ottenerle, e da qui è scattata la nuova mobilitazione. Ieri, dopo l’inizio della protesta, l’azienda si è degnata di comunicarci che nella stessa giornata aveva inoltrato la richiesta al ministero anticipandola via fax. Ma è evidente che non basta più: a questo punto l’unico fattore che può spingerci a rimuovere il presidio è la data di convocazione al ministero del Lavoro».

Convocazione che potrebbe non avvenire a breve: fino ad allora, il blocco proseguirà.

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