I parenti delle vittime invocano l’ergastolo

Parla il nipote Adriano: per lui la stessa pena inflitta a Lisandra, speriamo che non ci siano riduzioni

LIGNANO. Lo dicono i parenti di Paolo e Rosetta. Lo dicono tutti a Lignano. «Troppo pochi 25 anni di carcere». Già, si scuote la testa, si allargano le braccia. Ci si augura, almeno, che non ci siano sconti di pena. Lo sperano i familiari, prima di tutto. «Il fatto che Reiver venga recluso a Cuba – ha spiegato Adriano Burgato, il nipote della coppia di commercianti lignanesi – ti fa rimanere sempre in dubbio e all’oscuro di cosa in realtà succeda e se effettivamente sconterà tutta la condanna, vedremo cosa accadrà». Inutile negarlo. Si confidava che per Reiver ci fosse la condanna all’ergastolo proprio come è stato deciso per la sorella Lisandra. Carcere a vita anche per lui. «Sì è vero – ha continuato Adriano –, qui tutti speravamo che anche per lui ci fosse l’ergastolo, è chiaro che niente e nessuno ci potrà restituire Paolo e Rosetta. ma almeno questa sarebbe stata la pena più giusta. Speriamo, inoltre, che dopo l’appello che vogliono presentare gli avvocati di Lisandra alla sentenza dell’ergastolo non ci siano sconti di pena nemmeno per lei».

La notizia della condanna a 25 anni la viene a sapere da noi Adriano, quando lo raggiungiamo al telefono nel tardo pomeriggio: «Mi ha colto davvero di sorpresa, non ne sapevo nulla, comunque spero che nel tempo gli anni di carcere non siano ridotti».

Ritorna, dunque, ad aprirsi la ferita a Lignano. Una ferita profonda che fa fatica a cicatrizzarsi quella che ha provocato il delitto dei coniugi Burgato. Per questo la notizia dei 25 anni di reclusione a Reiver lascia increduli e attoniti. Ancora una volta. C’è sconcerto e anche rabbia tra la gente, tra chi conosceva bene Paolo e Rosetta. Tra chi li vedeva ogni giorno nel loro negozio di oggettistica in via Udine, sempre sorridenti, sempre gentili. Tra chi non li potrà mai dimenticare.

Fino in fondo si è sperato che il giovane ragazzo cubano tornasse in Italia a scontare la sua pena. Nessuno si aspettava una sentenza simile. E allora non resta che allargare le braccia ed esprimere il proprio dissenso. «È poco, è troppo poco per quello che ha fatto, non è giusto», si continua a ripetere nella località balneare così come nel web.

Ieri pomeriggio nella villetta in via Pra di Coi dove abitano i genitori di Reiver e Lisandra non c’era nessuno. Una luce proveniva dall’interno di una delle stanze e una all’esterno illuminava l’ingresso, tutto attorno il silenzio. Il citofono ha suonato a vuoto. Era stata proprio la mamma dei due fratelli Sandra Rico a dire senza mezzi termini, dopo aver appreso a settembre della condanna a 20 anni del figlio, che nessuna pena sarebbe mai stata sufficiente per quello che aveva commesso. Probabilmente l’avrebbe ribadito anche ieri. Anche per lei forse 25 anni continuano a rimanere troppo pochi.

Viviana Zamarian

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