Udine, il Comune: Imu più cara per i negozi sfitti in centro Foto - Vota

Prime simulazioni per verificare se l’aumento può disincentivare l’abbandono Del Torre: ci servono i dati dell’Ufficio del registro. Appello per temporary shop

UDINE. Tassa sugli immobili più cara per i negozi sfitti. E’ la ricetta al vaglio dell’amministrazione comunale per tentare di rialzare le saracinesche dei troppi negozi chiusi in centro. Il B/Store di via Mercatovecchio è solo l’ultimo di una serie.

L’obiettivo è invogliare i proprietari ad affittare gli spazi a canoni accettabili prevedendo, magari, la possibilità di rinegoziarli tra qualche anno. Le simulazioni sono in corso anche se l’assessore al Bilancio, Cinzia Del Torre, riconosce che non si tratta di un’operazione semplice.

I contabili sono al lavoro per fare una proposta concreta in sede di bilancio previsionale 2014. «L’obiettivo - spiega Del Torre - è invogliare i commercianti ad abbassare il canone e per questo stiamo pensando di aumentare l’Imu, o la nuova tassa sugli immobili, ai proprietari dei negozi sfitti».

Anche se la proposta non fa una piega, passare dalla teoria alla pratica non è affatto semplice. A palazzo D’Aronco stanno cercando di capire, infatti, fino a che punto l’aliquota può aumentare per indurre i proprietari a locare gli immobili sfitti. Non si tratta di un’operazione facile perché, come fa notare l’assessore, «manca un aggiornamento catastale in grado di definire la mappa dei negozi sfitti in città».

Da qui la necessità di creare un collegamento con la banca dati dell’ufficio del Registro. L’operazione è delicata anche perché molti immobili con rispettivi negozi sono stati acquistati da gruppi immobiliari a titolo di investimento. Questi, infatti, di fronte a un mercato calante, potrebbero anche non essere interessati a mettere sul mercato gli spazi a canoni calmierati.

Ecco perché pure l’assessore all’Innovazione, Gabriele Giacomini, non esita a lanciare un appello per invitare tutti coloro che hanno locali sfitti a mettersi in contatto con il Comune per studiare eventuali iniziative di Temporary shop.

Negozi a tempo. Cucina Carducci e le iniziative organizzate nel palazzo nex Upim insegnano. «Nel momento in cui la crisi tende a mettere in difficoltà il tessuto urbano - insiste Giacomini -, una possibile strategia è creare relazioni d’incontro che vanno ad abitare spazi inutilizzati».

L’opera di convincimento è partita, tant’è che l’assessore alle Attività produttive, Alessandro Venanzi, sta lavorando con la Confartigianato proprio per riaprire alcuni spazi chiusi in città.

«Stiamo cercando di convincere i proprietari a ospitare, anche temporaneamente, nei negozi chiusi una seconda vetrina o laboratori artigianali» conferma Venanzi facendo leva sulla tassazione l’unico vero deterrente all’abbandono dei locali. Diverso il discorso per i capannoni costretti alla chiusura dalla crisi economica, in questo caso, infatti, l’aliquota Imu scenderà.

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