Ecco l’oasi delle oche nutrite e assistite dall’intero comune

TAVAGNACCO. Ci sono arrivate per caso, ma ora sono il simbolo del tratto di roggia che collega gli ex mulini di Adegliacco e Cavalicco. Si tratta di un gruppo di oche e di germani che sta diventando motivo di attrazione per residenti e curiosi. Un interesse che, in qualche modo, comincia a preoccupare chi di queste oche si prende cura, e cioè gli abitanti delle vie che si affacciano sulla roggia, intimoriti dalla possibilità che qualcuno possa accanirsi contro questi animali.
«Le oche non si toccano – affermano i residenti – ormai fanno parte della comunità locale, che le sostiene e le nutre». Piuttosto curiosa la storia di questi animali da cortile. Qualche tempo fa, in maniera spontanea, sulla roggia sono comparse due oche canadesi, un maschio e una femmina.
Un arrivo che ha destato l’attenzione della gente di Tavagnacco, attirata dai colori scuri (grigio-nero) di questi esemplari. Forse a causa di una predazione, poco dopo il loro arrivo, la femmina è morta, ed è rimasto in vita solo il maschio, che si è accoppiato con un’oca nostrana (friulana). A primavera sono nati sette pulcini che dopo essere cresciuti sono diventati un motivo di attrazione per la roggia, insieme ai 19 germani che popolano il corso d’acqua tra Adegliacco e Cavalicco.
Ogni giorno le persone portano da mangiare a questi animali e sono in tanti anche coloro che si avvicinano per scattare una foto, soprattutto quando le oche tentano di spiccare il volo. «La zona si è ripopolata di recente – ricorda uno dei residenti di via della Roggia – dopo che, alcuni anni fa, 19 esemplari di oca sparirono nel nulla. Tutti si augurano che non debba succedere di nuovo. Sarebbe un gran peccato». Va detto che la comunità di Tavagnacco è molto legata all’oca.
Non solo in questo territorio si svolge l’annuale corsa dell’oca, a Feletto Umberto, ma nel borgo di Cavalicco, in occasione del santo patrono (il 10 novembre) è tradizione cibarsi con la carne di questo animale da cortile. Un’usanza che a Cavalicco si perde nella notte dei tempi.
Ecco spiegate le preoccupazioni di alcuni dei residenti: visto l’approssimarsi di quella data, si augurano che a nessuno venga in mente di attingere dalla roggia per il tradizionale “pranzo dell’oca”. «Nessuno sa come siano arrivate da noi queste oche – afferma l’assessore Moreno Lirutti – è una cosa spontanea e a suo modo straordinaria, che ha consentito di ricreare un ecosistema unico nella roggia tra Adegliacco e Cavalicco. Una bella occasione, per tutti i bambini del nostro territorio, di vedere da vicino questi animali da cortile, che vengono puntualmente rifocillati da un gruppo di residenti della zona».
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