Appalti, Province e strade: si cambia

PORDENONE. Un unico gestore per il sistema stradale friulano, dalle arterie comunali a quelle regionali, passando per le provinciali. Una regia che ha già un nome e un cognome, ovvero Fvg Strade, società della Regione. La svolta è stata promessa dalla governatrice Debora Serracchiani nel corso dell’incontro di ieri a Pordenone per l’avvio dell’appalto della strada del mobile che consente di sbloccare investimenti pari a 30 milioni di euro. Un’innovazione che fa storcere il naso ai presidenti delle Province: «Sarà un buco nell’acqua», sentenzia Pietro Fontanini.
Le strade
«Ora - ha sostenuto la Serracchiani - Fvg Strade lavora in delegazione amministrativa dalla Regione. In futuro dovrà acquisire la gestione e la manutenzione, anche in termini d’investimenti, di tutte le arterie che sono suddivise tra competenze comunali, provinciali e dell’Anas». La società guidata da Giorgio Santuz ha la gestione di 700 chilometri, contro i 2 mila 300 “amministrati” dalle Province. Enti che si dimostrano recalcitranti: «C’è una bella differenza - ha replicato il presidente udinese, Pietro Fontanini - tra strade provinciali e regionali. La Serracchiani farà un buco nell’acqua». I presidenti delle Province, che si sono incontrati con la Serracchiani dopo l’appuntamento pubblico, ricordano lo squilibrio nel costo del lavoro: «Pordenone pur gestendo una rete più estesa di Fvg strade - commenta il presidente Alessandro Ciriani - ha 50 dipendenti che se ne occupano, contro i 180 della società. È il caso di fare un’attenta verifica», come ha ricordato anche il goriziano Enrico Gherghetta.
Province
Oltre i dati tecnici, il timore è che la gestione unica delle strade sia il primo passo per sottrarre competenze alle Province prima di chiuderle definitivamente. Sulla riforma delle autonomie la Serracchiani non si è presentata intimorita davanti ai 4 presidenti: «Il riordino - ha detto - parte dalle funzioni e dalle competenze della Regione, a cui spetterà il compito di pianificare i programmi e fare le leggi, mentre la parte gestionale squisitamente amministrativa va affidata ai Comuni, facilitando le loro aggregazioni». In questo quadro «il superamento delle Province non è dettato né da questioni di costi della politica e neppure dal fatto che esse si siano comportate male. Si tratta di una semplificazione istituzionale necessaria».
Ciriani, a nome di Bassa Poropat (Trieste), Gherghetta e Fontanini, ha apprezzato la disponibilità a una concertazione delle riforme. «Anche noi abbiamo proposte concrete - ha replicato - per il superamento dell’attuale sistema». Tempi e metodi sono ancora da declinare. Di sicuro le Province insisteranno per un “dimagrimento” della Regione e la riforma dei Comuni: «La rete dei municipi - ha denunciato Gherghetta - è collassata a fronte della riforma Illy che li ha sommersi di competenze». Nel frattempo i presidenti hanno denunciato «la fuga dei dipendenti provinciali verso la Regione con lo strumento della mobilità proprio a causa della situazione di incertezza che stiamo vivendo».
Patto di stabilità
Tra le questioni sollevate dai presidenti i vincoli del patto di stabilità che frenano pure i pagamenti. «Abbiamo dovuto risolvere casi - ha detto Ciriani - di presidenti di associazioni che si erano esposti con le banche in attesa dei contributi deliberati e si trovavano in seria difficoltà». Un problema prioritario che la Serracchiani affronterà oggi nella capitale col ministro Delrio. Al di là delle eventuali “concessioni” romane, la giunta regionale sta valutando la possibilità di erogare trasferimenti non vincolati agli enti territoriali in modo che possano essere prontamente disponibili. Domani, invece, la presidente sarà a Bruxelles per incontrare il commissario europeo per la concorrenza, Joaquin Almunia, con sul tavolo il tema degli aiuti di Stato.
Appalti
Nel corso della mattinata pordenonese la Serracchiani ha chiesto la disponibilità degli enti locali e delle categorie a cambiare il sistema degli appalti nei lavori pubblici. «La Regione è contenta quando eroga finanziamenti per interventi da realizzare - ha detto - meno nel momento in cui i costi lievitano in corso d’opera. Bisogna mettere in pratica sistemi virtuosi che rivedano il sistema degli appalti, superando il meccanismo del massimo ribasso e andando verso l’offerta economicamente più vantaggiosa che richiede la creazione di commissioni qualificate». Una proposta di riforma “favorita” dall’inchiesta della Procura di Gorizia sugli appalti truccati attraverso “cartelli” di imprese.
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