Il Tar: è da eliminare la pedana in San Giacomo

Udine, la società Voilà che controlla il Matteotti ha perso il ricorso contro la demolizione. La decisione dei giudici legittima la volontà di Comune e Soprintendenza
Udine 23 Maggio 2013. Pedana Bar Ristorante Matteotti in Piazza San Giacomo. Copyright Agenzia Foto Petrussi
Udine 23 Maggio 2013. Pedana Bar Ristorante Matteotti in Piazza San Giacomo. Copyright Agenzia Foto Petrussi

Niente da fare. La pedana fuori dal ristorante “Il Matteotti”, nell’omonima piazza del centro, dovrà essere eliminata. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale) di Trieste ha infatti bocciato il ricorso che era stato presentato dalla società Voilà Srl, amministrata da Sara Papinutto, moglie dell’imprenditore e politico Diego Volpe Pasini, che controlla il locale pubblico in questione. Ricorso contro la decisione del Comune (avallata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia) di far smantellare la struttura. L’ordinanza della Prima sezione del Tar (presidente Umberto Zuballi, consigliere Oria Settesoldi, primo referendario Manuela Sinigoi) è stata depositata mercoledì nella segreteria del tribunale e comunicata alle parti.

La società Voilà aveva chiesto al tribunale amministrativo la sospensione del provvedimento, che era stato invece già applicato per altre pedane analoghe, come quelle della trattoria “Ai frati”, del “Conte di Carmagnola” e del bar “Galanda”, eliminate tra il febbraio e il marzo scorso. Attualmente la pedana de “Il Matteotti” è infatti ancora lì e contiene sedie, ombrelloni e tavolini del ristorante. Ma adesso, alla luce dell’ordinanza del Tar, bisognerà vedere per quanto ancora. Il ricorso viene respinto, in sostanza, perchè i giudici ritengono in particolare «che la sussistenza del vincolo d’inedificabilità e le esigenze di tutela del valore culturale della piazza, sottese alla valutazione negativa espressa dalla Soprintendenza (ufficio di Udine), costituiscono ragione sufficiente per negare il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, anche avuto riguardo al carattere sicuramente “non precario” della pedana in questione». I giudici del Tar osservano, inoltre, che «per giurisprudenza costante, la precarietà di un manufatto non dipende dalla sua facile rimovibilità, ma dalla temporaneità della funzione, in relazione a esigenze di natura contingente», e cita alcune sentenze in proposito del Consiglio di Stato. Il tribunale, dunque, ritenuto «conseguentemente di poter escludere la precarietà laddove - come nella fattispecie in esame - si tratta di un’opera destinata a dare un’utilità prolungata nel tempo destinata allo svolgimento di un’attività che non è indirizzata a vantaggio della generalità dei consociati del Comune di Udine e non soddisfa un interesse generale», ha respinto il ricorso. Ha comunque stabilito, in ogni caso, che sussistono «giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite relative alla presente fase cautelare».

Il Comune di Udine accoglie la decisione con serenità. «L’ordinanza del Tar era una cosa abbastanza prevedibile - osserva il sindaco Furio Honsell, impegnato ieri in una lunga riunione di giunta -, per noi non è una sorpresa. Del resto avevamo provato a convincere Volpe Pasini che quella pedana non poteva restare lì, lui aveva comunque provato la via del ricorso. Ribadisco, si tratta di un fatto oggettivo, non personale. Diro di più, umanamente mi dispiace. La procedura di demolizione era stata bloccata proprio dal ricorso, adesso andrà inesorabilmente attuata. Le tappe tecniche e la tempistica saranno decise dai dirigenti, a meno che non provveda prima l’interessato».

Il caso di chioschi, pedane e dehors in centro era scoppiato ai primi di febbraio, quando il Comune aveva deciso lo smantellamento di diverse pedane. Quasi tutte le occupazioni di suolo pubblico erano scadute il 31 dicembre 2012 e i rinnovi, per uniformità di trattamento, erano stati raggruppati dal punto di vista della scadenza. Delle 130 licenze in esame solo per pochissimi casi, quattro, non si è potuto procedere al rinnovo della concessione per le pedane sopra l’acciottolato, in quanto ci si doveva rigorosamente attenere alle indicazione della Soprintedenza. Gli esercizi ai quali è stato imposto lo smantellamento delle pedane esterne mantengono comunque l’occupazione del suolo pubblico.

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