Pappano al Nuovo il concerto del secolo

Il maestro sul podio piú alto della musica classica applauditissimo a Udine
Roma, Auditorium Parco della Musica 18 03 2006 Stagione Sinfonica orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Antonio Pappano direttore, Christian Tetzlaff violino Ph Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello
Roma, Auditorium Parco della Musica 18 03 2006 Stagione Sinfonica orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Antonio Pappano direttore, Christian Tetzlaff violino Ph Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello

UDINE Prevedibile pienone al Giovanni da Udine per il concerto del secolo: quello della London Symphony Orchestra diretta da Sir Antonio Pappano. Accattivante il programma, imperniato su due soli brani: il “Concerto per Orchestra” di Witold Lutoslawsky (ricorre quest’anno il centenario della sua nascita) e la “Sinfonia n.5 in mi minore op. 64” di Piotr Ili Caikovskij.

Il Concerto di Lutoslawsky, che apre la serata, è un lavoro ampiamente rappresentativo delle caratteristiche principali della sua scrittura: lucida geometria sonora ed evidenza formale unite spontaneità e vivacità, dinamismo e pulsare agogico, vicinanza al diatonismo di Bela Bartók e influssi folklorici. Partitura di grande impegno tecnico per la direzione e per ogni singolo strumentista dell’orchestra, richiede al complesso orchestrale di essere una vera e propria “orchestra di solisti”. Cosa che la London, in effetti, è.

Fin dalle prime battute della “Intrada” di questa difficile pagina sinfonica infatti, possiamo ammirare un’orchestra dal suono lussureggiante, dall’intonazione assolutamente adamantina, equilibrata non solo in ogni settore, ma finanche in ogni suo componente, porsi come uno strumento di assoluta perfezione nelle sapienti mani di Pappano, che scandisce, suggerisce, incita, spreme e conduce questo corpo orchestrale verso la perfezione.

Il calore della sua direzione conduce con assoluta sicurezza l’orchestra a dipanare il frenetico e leggerissimo intreccio di linee del “Capriccio” e “Arioso” in una vertiginosa, iridescente e fantastica invenzione di timbri e di suoni alternato alle più solenni melodizzazioni degli ottoni. Egli sa dare il giusto peso alle sonorità gravi e sommesse della “Passacaglia”, alle drastiche e marcate figurazioni della “Toccata” e alla distesa cantabilità del “Corale”.

Frenetici applausi salutano la fine del primo tempo del concerto.

La seconda parte della serata vede l’esecuzione della “Sinfonia n.5 in mi minore op. 64” di Piotr Ili Caikovskij scritta nel 1888. La lotta con il destino, il tema fondante di questo capolavoro, è evidente fin dalle prime battute del tema che apre l’”Andante-Allegro” con anima, affidato al clarinetto (grandioso) e l’Orchestra ben si adatta a rendere le oscillazioni del cuore che caratterizzano questa sinfonia, eternamente in bilico fra abissale pessimismo e visione piúù serena del mondo. La London appare qui, come nel bellissimo “Andante cantabile” con alcuna licenza (una delle cose piú belle scritte da Caikovskij) e nel successivo “Valzer”, come uno strumento di assoluta perfezione nelle mani di Pappano, anche se riesce a trovare sangue e cuore solo nel frenetico crescendo del “Finale”.

Un lunghissimo e commosso applauso finale saluta le ultime note di Caikovskij. L’entusiasmo del pubblico viene premiato da ben due bellissimi bis in cui i London eseguono la “Polonaise” dell’Eugenio Oneghin di Caikovskij e “Nimrod”, dalle Enigma variations di Elgar.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto