Raccordo Villesse-Gorizia rischia di slittare l’apertura

Le 54 vasche di fitodepurazione e 4 aree non sono state ancora dissequestrate Dubbi sulla percorribilità dell’autostrada che dovrebbe essere pronta in ottobre

Ventisette opere su trentatré completate, con colate di asfalto che costituiranno la pavimentazione definitiva già posati nelle scorse ore in più di una parte del tracciato. La nuova A34 Villesse-Gorizia sarà quasi certamente pronta a fine ottobre, come da cronoprogramma aggiornato lo scorso anno, con sei mesi di ritardo rispetto all’originaria tabella di marcia fissata dai progettisti.

C’è, tuttavia, una spina nel fianco di Autovie Venete e ad estirparla non può essere che la Procura di Gorizia, che mantiene ancor oggi sotto sequestro le 54 vasche di fitodepurazione disseminate lungo i 17 chilometri del raccordo autostradale. Fino a questo momento, l’impossibilità di operare in prossimità degli invasi di trattamento delle acque reflue non aveva creato problemi alle imprese che stanno effettuando i lavori.

Adesso, però, mentre vanno esaurendosi gli ambiti di intervento, lo sguardo è rivolto alle decisioni della magistratura, che non ha ancora disposto la rimozione dei picchetti posizionati lo scorso autunno dai Carabinieri del Noe. Autovie e il soggetto attuatore che fa capo al neo-commissario per l’emergenza in A4, Debora Serracchiani, seguono con attenzione la vicenda, in attesa delle decisioni della Procura isontina. Che, oltre alle vasche aveva disposto il sequestro di quattro aree prossime alla carreggiata (nei Comuni di Savogna, Gradisca e in una zona al confine tra Gorizia e Savogna), nonché di due scarpate che costeggiano il tratto della Sp4 in corrispondenza del sottopassaggio di Moraro.

Aree che, per la Procura, risultano «oggetto di escavazioni abusive, con contestuale furto di ghiaia», successivamente ripristinate «con terre e rocce, nonchè residui di demolizione provenienti in parte da scavi interni all’area di cantiere della Villesse-Gorizia» e in parte da scavi eseguiti in altri cantieri, sparsi nel resto della Regione.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Bossi, aveva portato alla notifica di cinque avvisi di garanzia, fatti recapitare al direttore dei lavori, Luca Vittori, e ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’impresa che si è aggiudicata l’appalto da 163 milioni di euro per l’esecuzione delle opere mirate alla trasformazione del raccordo Villesse-Gorizia in tratto autostradale.

La Procura goriziana aveva contestato agli indagati tre ipotesi di reato: gestione illecita di rifiuti, realizzazione di opere in aree di proprietà dello Stato e furto ai danni dello Stato. Ora, con le altre opere ormai ultimate, c’è attesa per conoscere le decisioni della magistratura isontina sul destino delle aree ancora sotto sequestro, nelle quali gli operai dovrebbero intervenire per ultimare i lavori di messa a punto dei sistemi di fitodepurazione, interrotti ormai quasi nove mesi fa.

Cristian Seu

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