IL NOZIONISMO ALLA INVALSI A FURIA DI CROCETTE E QUIZ

PAOLO PATUI. Eccole. Sono in procinto di arrivare. Sono le auspicate quanto temute prove Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che a...
Di Paolo Patui

PAOLO PATUI. Eccole. Sono in procinto di arrivare. Sono le auspicate quanto temute prove Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che a giorni si abbatteranno sugli studenti di ogni ordine e grado, per tarare il livello di preparazione e - ovvia conseguenza - il livello di professionalità dei docenti.

Accettate con qualche perplessità quando apparvero timide e informali una decina di anni fa, hanno ormai suscitato un dibattito accesissimo, fino alle minacce di sciopero di alcune sigle sindacali e di vari drappelli di docenti ostili alla loro somministrazione. Perché, ci si chiederà da più parti? Domanda lecita dato che nelle intenzioni le prove Invalsi dovrebbero produrre dei benefici. Uno su tutti: definire i livelli minimi di conoscenze e competenze che gli istituti scolastici dovrebbero garantire. E ciò facendo valutare non solo la crescita scolastica degli studenti, ma anche le capacità didattiche del corpo insegnanti. Misurazione quest’ultima auspicabile, una volta stabilito che discernere tra insegnanti che fanno bene il loro dovere e quelli che invece no è cosa buona e giusta. Il problema come sempre si annida dentro le pieghe del “come”. Ovvero di come si strutturano le prove, di come si valutano gli esiti e anche - visti i tempi - di quanto costano. Diciamo subito che le prove Invalsi annualmente consumano circa 8 milioni di euro, che saranno pure una minima parte del budget ministeriale, ma che – in altro modo utilizzati - farebbero pure comodo, stante le condizioni di penuria in cui la scuola pubblica versa. E sia ben chiaro che di tali 8 milioni nulla arriva nelle tasche dei docenti che correggono i test a titolo gratuito.

Detto questo la sostanza è un'altra: ovvero come sono strutturate queste prove? Un effervescente e battagliero dirigente scolastico in quiescenza mi disse una mattina che siamo nella scuola dell’invalsifilosofia, battuta con cui sintetizzava una serie di perplessità. I test Invalsi riguardano solo italiano, matematica e scienze. Perché mai? Le lingue non rappresentano una competenza importante? Poi: i ragazzi sono valutati in base a quiz a risposta multipla; crocette su crocette quindi, secondo uno schema prestabilito che non necessariamente (anzi, diciamocelo, quasi mai) corrisponde ai criteri didattici adottati dagli insegnanti. Si tratta di un passaggio da non sottovalutare, perché il modello delle risposte a quiz presuppone che lo studente non possa immaginare nessuna soluzione all’infuori di ciò che è già stabilito. Allo studente si chiede l’operazione meccanica di scegliere tra proposte che altri hanno individuato per lui. Dice: cari docenti adattatevi. E perché? Immaginare la scuola in funzione delle crocette da apporre ai quiz Invalsi trasformerebbe noi insegnanti in addestratori, piuttosto che in educatori. Ma si addestrano i cani da tartufo, e i cavalli. Non gli allievi. A meno che non si voglia una scuola che uccide il senso critico a favore di un nozionismo alla Jerry Scotti. Altrimenti perché porre una domanda del tipo «Indica il significato esatto del verbo biascicare»? E’ così importante conoscere il significato esatto del verbo biascicare? Ma non ci hanno appena detto di procedere per competenze? Le competenze si misurano a quiz? E perché i quiz sono uguali per tutti, sia per lo studente che frequenta il classico che per quello che frequenta il corso geometri? E che oggettività può avere una identica serie di quiz di lingua italiana proposta in una classe ricca di studenti extracomunitari e in una di studenti di madrelingua italiana? Non si sta affermando da tempo che si deve lavorare sull'intelligenza multipla e che limitare la valutazione a settori parziali dell'apprendimento (italiano e matematica) è una modalità “aziendale”?

Per una volta mi piacerebbe che, anzichè essere gli scolari a rispondere ai quiz Invalsi, fosse l’Invalsi a rispondere alle nostre domande. E senza crocette please!

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