«Piú fondi alla Cultura? Anche a Londra è una lotta»

Parla sir Antonio Pappano che il 14 al Giovanni da Udine dirigerà London Symphony

UDINE In una generazione di direttori d’orchestra cinquantenni, Sir Antonio Pappano è il nome proiettato piú di altri verso un futuro leggendario. Preceduto dalla fama di uomo riservato, poco incline al glamour e lavoratore maniacale, è un direttore appassionante, capace di trascinare orchestra e pubblico in una travolgente esperienza. Atteso al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il prossimo 14 maggio con la London Symphony Orchestra, lo abbiamo raggiunto a Londra, accolti da un gradevole scambio di battute con sua moglie, Pamela Bullock, pianista americana, presenza discreta e inseparabile.

Lei è uno dei maggiori interpreti di Cajkovskij, cosa c’è nella sua musica che la affascina di piú?

«Cajkovskij è un compositore complesso e completo. Ha scritto per tutti i generi possibili, dalla musica per il teatro, al balletto, dalla sinfonia alla musica operistica e in questo lo sento vicino al mio mondo. Poi nella sua scrittura c’è una costante ed intensa dose di dramma, di pathos e di un tumulto interiore che mi è molto vicino e congeniale. Poi ci sono anche delle questioni molto personali che me lo rendono cosí vicino e coinvolgente. La sua biografia, per esempio, la sua vita complicata, la costante lotta con la società, e la capacità di trasferire tutto questo conflitto in una musica assolutamente sublime».

Eppure, spesso è stato considerato un autore di una certa facilità, molto adatto al grande pubblico.

«Perché ci si ferma all’aspetto esteriore della sua musica e alla sua facilità melodica. Ma non è cosí, io metterò in evidenza a Udine proprio la forza universale del conflitto interiore di Cajkovskij».

A Udine lei dirigerà una delle piú prestigiose orchestre al mondo, c’è un carattere che la distingue?

«Dirigo la London Symphony dal ’97, con questa formazione abbiamo suonato praticamente tutto il mio repertorio operistico, stiamo incidendo le Arie di Mozart, abbiamo inciso molti lavori nuovi, la 1° Sinfonia di Elgar e la bellissima Sinfonia di Walton. È un’orchestra dalla personalità unica e determinata».

Domenica il nostro Primo Ministro ha detto che si dimetterà se dovesse tagliare i fondi alla cultura, lei che ne pensa?

«L’Italia non è l’unico Paese che non ha una visione del valore della cultura. A Londra dobbiamo combattere ogni anno per ottenere i fondi necessari. La London Symphony, per esempio, si autogestisce. Suona e viaggia moltissimo per raggiungere il budget necessario».

Un bello stimolo?

«Sí, ma anche molto impegnativo, pensi che a volte eseguono tre concerti un giorno e non è poco».

Non è la sua prima volta in Friuli, conosce già qualcosa?

«Ci sono stato l’anno scorso con l’Accademia Santa Cecilia, adoro i vini friulani, e vado matto per il San Daniele».

A Londra non farà fatica a trovarli?

«No, certo, ma essere qui, assaggiarli sul posto, è tutt’altra emozione».

Gabriele Giuga

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