La guerra dell’acqua, sos alla Regione: e ora la legge

TOLMEZZO. Tariffe bocciate dai 40 Comuni della Zto montana (Carnia, Valcanale e Canal del Ferro), Carniacque spa – creata al fine di ottimizzare, nell’interesse delle collettività locali, la gestione dei servizi pubblici locali – che senza gli aumenti tariffari rischia la chiusura, i 3 Comuni ribelli (Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri) che non hanno aderito alla spa e che adesso attendono la sentenza della cassazione del tribunale superiore delle acque sul loro contenzioso: la guerra dell’acqua rischia di incendiare i rapporti istituzionali.
Ma, soprattutto, chiama in causa la Regione, accusata di essere latitante per non aver adempiuto alla legge 40 del 2010 che le imponeva di legiferare sulla gestione delle risorse idriche, invitandola nel contempo a sopprimere gli Ato, che regolamentano la gestione del sistema idrico. Quella legge non è mai arrivata in aula. E anzi, dopo averne e prorogato la sussistenza in vita degli Ato, grazie al milleproroghe del 2011, la Regione ha tenuto in vita la vecchia legge del 2005.
Ed è per questo che i tre Comuni ribelli assieme all’Ato chiederanno un intervento urgente alla Regione. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato ieri il sindaco di Cercivento, Dario De Alti, al termine di un vertice tenutosi a Udine con il direttore ndell’Ato, Massimo Canali– è la richiesta di una norma di riforma organica del Servizio idrico integrato. L’attuale è del 2005 e va assolutamente superato. Chiediamo e ci batteremo affinchè la nuova legge preveda anche la possibilità di forme gestionali particolari per i Comuni montani al di sotto dei mille abitanti». Che è quello che i tre Comuni ribelli stanno facendo.
«Ma non si dica che ci occupiamo soltanto della distribuzione dell’acqua e non anche della depurazione e delle fognature». E a tale proposito, l’Ato assieme a Carniacque e ai Comuni ribelli organizzerà un “tavolo” tecnico sul nodo della depurazione.
Intanto, tiene ancora banco il problema dell’aumento delle tariffe stabilite per la Zto montane in un più 13,4%. Aumenti per altro che vengono stabiliti dall’Aeg, l’Autorità per l’energia elettrica, gas e acqua). La spa ha mandato a dire che si tratta di un aumento minore dell’inflazione e dell’adeguamento Istat dal 2009 a oggi, anno in cui c’è stato l’ultimo adeguamento. L’aumento corrispondente ammonterebbe a circa 20 euro per utenza che non servirebbe – è ancora il parere di Carniacque – a recuperare nemmeno l’inflazione di questi ultimi 4 anni.
Resta il fatto che i Comuni montanti in maniera compatta hanno respinto le nuove tariffe anche se in realtà il 31% si è astenuto. Tra questi anche il Comune più importante: Tolmezzo, scelta che il sindaco, Dario Zearo, ha giustificato con il suo ruolo di presidente dell’assemblea. Poi precisa: «Siamo contrari agli aumenti. Quale sindaco potrebbe dirsi a favore? Dalle tabelle in nostro possesso sappiamo che abbiamo le tariffe più basse del Fvg. In ogni caso, deciderà l’Aeg e noi ci adegueremo. Resta il fatto che andare contro Carniacque mi pare velleitario e controproducente. Non avessimo aderito, oggi saremmo nel Cafc o nel Poaiana. Con Carniacque abbiamo mantenuto l’autonomia».
«Non parlo di costi – ribatte il sindaco di Cercivento – anche se i nostri quattro volte inferiori: 50 euro di adesso contro i 170 se fossimo in Carniacque. Parlo piuttosto del fatto che Zearo non può votare contro Carniacque dopo averne sempre avallato le politiche».
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