Parcheggio di piazza I maggio: cantiere al via dopo il voto

UDINE. Colpo di scena: quando i vigili stavano per chiudere l’area ex Esso e organizzare le fermate dei pullman nelle vie Renati e Caccia, il presidente della Sistema sosta e mobilità (Ssm), Giovanni Paolo Businello, blocca l’avvio dei lavori del nuovo parcheggio interrato di piazza Primo maggio. Lo fa come «gesto di cortesia nei confronti del sindaco ancora impegnato in campagna elettorale».
E così le ordinanze firmate dal responsabile delle attività sul territorio, Fabrizio Di Matteo, domani non saranno attuate. Il dietrofront è arrivato, ieri sera, sorprendendo soprattutto l’impresa che avrebbe voluto iniziare a lavorare. «Giovedì (domani ndr) ci doveva essere una formale e non sostanziale consegna dei lavori, ho chiesto il rinvio perché mi sembra giusto farla con il nuovo sindaco. Pur trattandosi di un’opera della Ssm - spiega Businello - , nella sostanza è un’opera finanziata anche da Comune e Regione e non mi sembra giusto posare la prima pietra in assenza del sindaco». E così il trasferimento delle fermate degli autobus slitta al 7 maggio, proprio dopo lo scrutinio del ballottaggio.
Nel frattempo, Italia nostra insiste a chiedere al Comune e a Ssm di «fermarsi a ragionare prima di avviare un’opera che avrà ricadute importanti sul futuro della città». Il Consiglio direttivo dell’associazione, ricordando di aver espresso le prime perplessità nell’agosto 2012, rileva che si continua a progettare in ordine sparso e del tutto frammentario. «A Udine i ragionamenti vengono fatti per piccoli pezzi di città: la pavimentazione di via Mercatovecchio, il parcheggio di piazza Primo maggio, la trasformazione dell’ex Upim, e così via, con il prevedibile risultato che ogni progetto resta scollegato dagli altri e in ultima analisi fallisce» scrive in una nota il vertice di Ialia nostra prima di aggiungere: «Si progetta il parcheggio senza sapere che futuro dare al centro storico, non si capisce se si vuole farne una zona pedonale e fino a che punto ci si intende spingere. Si parla di parco urbano a unire Giardin grande e castello, ma non c’è alcun documento urbanistico che lo confermi e intanto si fa una rotonda».
Detto tutto ciò, il Consiglio direttivo dell’associazione ambientalista rivela: «Sono tanti i cittadini che in questi giorni ci fermano e ci chiedono perché Italia nostra non sia riuscita a bloccare i lavori e la risposta è sempre quella: non siamo un organo di magistratura né una sezione staccata della Soprintendenza, non abbiamo quindi altro titolo se non quello di tenere alto il livello del dibattito, nella convinzione che quando non ci sarà più bisogno di norme e codici per salvaguardare i beni culturali, allora potremo affermare che la nostra città ha finalmente deciso di spiccare il volo».
Italia nostra si aspettava, infatti, «che al momento di effettuare un ragionamento su piazza Primo maggio, che con il colle del castello è un simbolo per tutto il Friuli, venissero individuati i punti di forza, o meglio il punto di forza di questo contesto, vale a dire palazzo Antonini, l’unico palazzo del Palladio fuori dal Veneto. Ma sembra invece che Palladio non esista». Da qui l’invito «a fermarsi a riflettere e ci auguriamo che il nostro appello venga finalmente ascoltato».
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