Baiocchi: il patto di stabilità è un suicidio economico

Il documento bipartisan del Comune di Gorizia per la revisione del patto di stabilità, che graverà da quest’anno anche sugli enti locali del Fvg, suscita le perplessità del consigliere di maggioranza Emilio Baiocchi (“Fuori dall’Ue e dall’euro”).
L’atto, condiviso poi in conferenza dei capigruppo, nasce dalla mozione discussa in assise civica il 19 febbraio. «Se la mozione - sottolinea Baiocchi - in premessa descrive con realismo lo stato di fatto in cui versa il Paese, nel dispositivo di delibera propone invece soluzioni surrettizie la cui efficacia, a mio giudizio, è comparabile a dei pannicelli caldi. Si propone, infatti, di portare in credito erariale il pagamento non riscosso. Ovvero, i lavoratori si pagheranno non con denaro, ma distribuendo dei coupon per l’esenzione delle tasse e il credito derivante all’azienda dal mancato pagamento della prestazione si potrà portare allo sconto in banca, con un attestazione del Comune circa la conformità dell’opera. Il tutto, sempre a patto che la banca sia poi disposta ad anticipare il credito che l’impresa vanta nei confronti del Comune».
Baiocchi sottolinea di aver contestato, durante l’assise civica, la legge di stabilità, «imposta da una direttiva dell’Ue e recepita poi con vari atti dal Parlamento italiano. Tuttavia, per non togliere forza - precisa - ad una mozione, a mio avviso, più di incoraggiamento che di sostanza, ho ritenuto, criticando fortemente l’insipienza dell’Ue e la supina accondiscendenza del Parlamento, di non votare».
Il consigliere comunale amplia poi il suo ragionamento, evidenziando come il patto sia “un suicidio economico” in quanto prevede che “gli enti locali non possano pagare opere già eseguite o saldarne il conto, impegnarsi in opere pubbliche, restituire le rate di mutui già accesi, fatta salva la parte coperta dai trasferimenti regionali e l’autonoma capacità di introito dell’ente con nuove tasse”. Baiocchi elenca i rischi a catena: blocco dei cantieri e dell’indotto, chiusura delle imprese. “Ormai da troppo tempo - osserva - subiamo vessazioni dall’Ue, incapace persino di omologare il fisco dei Paesi membri. Non sono nazionalista, ma basta guardare la difformità di imposta fra l’Italia e la Slovenia che si riverbera sui prezzi di benzina e delle sigarette e persino sul pane».
Una situazione che penalizza l’economia isontina. «Il Comune di Gorizia - cita alcuni esempi Baiocchi - si approvvigiona in Slovenia per il pane delle mense degli asili, o ancora il 90% del cemento impiegato nel cantiere della Villesse-Gorizia è stato acquistato oltreconfine, perché costa il 25% in meno per via delle accise differenti. Come si diceva in Germania alla fine della seconda guerra mondiale - conclude -, godiamoci l’ultimo anno di guerra, la pace sarà terribile».
Ilaria Purassanta
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