Cerva muore strozzata cercando di prendere cibo

MOGGIO. Cerva muore impiccata, non ad opera di un laccio dei bracconieri, ma semplicemente cercando di mangiare.
Il rigido inverno, purtroppo è la causa di questa morte scoperta dagli uomini della forestale della stazione di Moggio, da sempre impegnati nel recupero di fauna in difficoltà e, purtroppo, anche di esemplari morti per i più disparati motivi: incidenti stradali, cadute da rocce, malattie, sfinimento a causa del freddo e della neve. Ma quella che s'è presentata venerdì ai loro occhi è stata proprio una visione inedita: hanno trovato la femmina di cervo adulta, morta per un incidente drammatico e alquanto singolare in località Travasans, in Comune di Moggio.
L’animale, a causa della neve e del freddo, ha cercato sostentamento mangiando delle foglie sempreverdi da un rampicante che risaliva i tronchi di due alberi. E dalla ricostruzione dell’evento si è ipotizzato che l’animale possa essersi alzato solo sulle zampe posteriori per raggiungere le foglie, ma, nel farlo, dev’essere scivolato per il ghiaccio, e la testa gli è rimasta incastrata nell’incrocio fra i due alberi adiacenti: ha perso contemporaneamente l’appoggio sulle zampe posteriori, così da rimanere intrappolato con il capo, come impiccato col corpo a penzoloni nel vuoto.
Per il recupero della carcassa dell’animale le guardie forestali hanno dovuto ricorrere all’abbattimento di un albero. E, purtroppo, è stato anche constatato che la femmina era gravida e che anche il feto era deceduto. I resti della cerva, come è uso fare con le carcasse della selvaggina, sono stati successivamente trasportati alla riserva di Cornino, per essere esposti nel carnaio a disposizione dei grifoni che lì si vanno ad alimentare.
Quella della morte della cerva è solo una delle morti accidentali che riguardano la selvaggina in genere nei mesi invernali, specie nei periodi di grandi nevicate sui monti del Friuli. E in questa stagione fredda questi eventi non sono proprio mancati. Anzi, micidiali per caprioli cervi e camosci, sono anche le valanghe in seguito alle nevicate primaverile.
«Anche in questo periodo giornalmente ci sono diversi casi di decessi di ungulati nel Tarvisiano - conferma il cacciatore di lunga esperienza Francesco Spaliviero -, ma non è nulla di straordinario. Semplicemente, è la selezione della natura, infatti, per la gran parte sono i soggetti deboli a non superare le avversità dell’inverno».
Giancarlo Martina
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