Manca il numero legale: rinviato il salvataggio Ziac

SAN GIORGIO DI NOGARO. É andata deserta l’assemblea dei soci del Consorzio Aussa Corno: gli enti locali soci della Ziac, Provincia e Comuni, hanno fatto infatti mancare il numero legale e l’assemblea consortile, che doveva discutere il budget economico previsto dall’ente per il 2013 e le ipotesi di salvataggio del Consorzio, è stata rinviata a data da destinarsi.
Il numero legale è venuto a mancare in quanto la Provincia, socio di maggioranza, detiene il 34% delle quote, e i comuni di San Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Cervignano e Terzo di Aquileia, ne possiedono il 20% (superando così abbondantemente la metà delle quote); se si considera che hanno disertato anche i comuni con minori quote, come Muzzana e Bagnaria Arsa, si arriva al 60%, rendendo impossibile avviare i lavori e decidere la data della prossima assemblea.
Pietro Del Frate, sindaco di San Giorgio di Nogaro, chiarisce la posizione degli enti locali, ribadendo che «non abbiamo partecipato in quanto aspettiamo di approfondire la proposta del consiglio di amministrazione a trovare una soluzione perseguibile sulla situazione debitoria da parte del Consorzio. In tempi non sospetti avevo posto il problema: ora i nodi sono venuti al pettine. E evidente che per vendere ora i lotti di terreno alle aziende, o creare il polo logistico, è impossibile se non si fanno i dragaggi e si realizza il secondo accesso alla Ziac, sia viario che ferroviario, tante per citare e i due maggiori problemi, e quindi bisogna trovare una soluzione che salvi il Consorzio, e vada al di là della cessione dei lotti a ditte. A inizio settimana - conclude Del Frate - abbiamo avuto l’incontro n Camera di Commercio, dove sono state fatte alcune ipotesi per risolvere le difficoltà attuali del Consorzio: ora aspettiamo di sapere e valutare quale soluzione perseguibile venga trovata».
“Chiedo consapevolezza e responsabilità senza nascondersi dietro la logica del rinvio. Non si possono trattare i temi dell’economia e dell’impresa con questo stile”.
Dure le reazioni. Sulla vicenda interviene il presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci: «É grave che l’assemblea del Consorzio Aussa Corno non si sia potuta tenere per il mancato raggiungimento del numero legale - attacca - a causa dell’assenza dei rappresentanti degli “enti locali” soci che detengono la maggioranza delle quote assembleari, la Provincia ed i Comuni del territorio che partecipano al fondo di dotazione. Non si favorisce così la soluzione dei problemi del Consorzio che richiedono piena consapevolezza della situazione ed assunzione di responsabilità».
«L’assemblea dei soci era già stata convocata lo scorso 27 dicembre e non si è tenuta su richiesta degli stessi “enti locali” per la dichiarata esigenza di approfondire la documentazione a supporto degli importanti temi posti all’ordine del giorno, il programma triennale di attività ed il piano economico e finanziario sul programma di attività per il 2013. La data per la nuova convocazione è stata deliberata all’unanimità e, quindi, con il consenso degli stessi soci pubblici che oggi hanno fatto mancare le condizioni di validità della sua costituzione.
«E’ chiaro, che le ragioni dell’assenza degli “enti locali” nell’assemblea di ieri e del rinvio della precedente – dice- non riguardano questioni procedurali ma il nodo della gestione del Consorzio alla luce delle indifferibili decisioni sull’aumento di capitale che sono diventate urgenti ed inderogabili in quanto ulteriori ritardi rischiano di compromettere la continuità operativa del Consorzio. Trovo incomprensibile però - puntualizza Luci - questo atteggiamento di fronte alla necessità di adottare i prescritti strumenti pianificatori che delineano i programmi di attività del Consorzio creando una pesante situazione di incertezza che la mancata assemblea viene a determinare. Il Consorzio è un ente che opera sul mercato e che con il mercato deve confrontarsi oltre che con i soggetti che ne sono interlocutori diretti. Non si può scherzare quando si mette in discussione la operatività di quei fattori localizzativi, qual’è appunto la Ziac, che vanno indiscutibilmente valorizzati e sostenuti per lo sviluppo dell’impresa, del lavoro e del territorio».
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