Le vendite all'estero mettono al sicuro il settore vitivinicolo

Il trend dell’export è in lieve crescita, calano gli affari in Italia. Il bilancio della vendemmia di quest’anno è positivo

UDINE. Il settore vitivinicolo costituisce ancora uno dei motori dell’economia friulana, specialmente sul fronte dell’export. Nel 2012 sono cresciuti gli ordini e la performance all’estero del vino made in Fvg, che conferma quindi la sua attrattiva a livello internazionale, nonostante l’evoluzione subita negli ultimi anni. In regione infatti, si è assistito a un significativo calo della produzione di vini rossi a scapito dei bianchi, e a un incremento dei vini a Igt rispetto ai vini a Denominazione di origine.

Non solo, in Fvg c’è stata un’avanzata “autoritaria” del Prosecco (e degli spumanti in genere), destinato a raggiungere nel prossimo biennio quasi un quarto dell’intera produzione regionale. Volendo entrare nel dettaglio delle diverse varietà vitinicole, va segnalata una certa stabilità nei “numeri” del Pinot grigio (che rappresenta, tra Doc e Igt, il 40% del totale della produzione, pari a ben 527 mila ettolitri nel 2011) e delle produzioni di Sauvignon, Chardonnay e Friulano (quest’ultimo non riesce ancora a imporsi come vino “bandiera”, rappresentando circa il 10% tra i vini Doc e il 4% dell’intera produzione viticola). Risultati in ascesa, seppur sempre di nicchia, per Ribolla gialla, Malvasia, Schioppettino e per i due Docg dolci Ramandolo e Picolit.

Tra le Denominazioni di origine, la maggiore in termini di produzione è la zona Friuli Grave, che rappresenta il 44% del prodotto enologico complessivo, in contrazione rispetto agli anni passati (era il 53% nel 2007), a causa soprattutto della massiccia conversione degli impianti viticoli a Glera, il vitigno dal quale si ottiene il Prosecco. Le meno rappresentative risultano essere le zone Friuli Annia, Picolit e Ramandolo, che nel loro insieme non raggiungono lo 0,5% della produzione complessivamente certificata.

A determinare questo andamento, è stato soprattutto il mercato estero, sempre più vivace, come dimostra una delle ultime rilevazioni fatte dalla Camera di Commercio di Udine con le aziende del settore. Nella prima parte del 2012, la performance all’estero è cresciuta dell’8,6%, con gli ordini esteri che sono migliorati dell’1,3%, a fronte di una contrazione di quelli interni del -3,5%. Se la produzione, anche per la stagionalità del periodo preso in esame, è data in calo del 2,9%, il fatturato è comunque cresciuto dell’1,1%.

Le buone notizie non sono finite qui, ma arrivano anche dalla vendemmia di quest’anno. Se la siccità e le alte temperature estive parevano in grado, almeno in un primo momento, di mettere in crisi i vigneti, in particolare nelle zone collinari, dove negli ultimi 50 anni non si sono mai vissute situazioni analoghe (con riduzioni della produzione anche del 20% in alcune aree), le piogge di settembre hanno decisamente migliorato la situazione complessiva, riportando in equilibrio i vari costituenti dell’uva. Il bilancio complessivo è positivo, anche se le operazioni di vendemmia, cominciate presto, si stanno protraendo più a lungo rispetto all’anno passato.

A detta degli enologi, la qualità dell’annata 2012 è decisamente promettente anche nei vini più aromatici (Sauvignon e Traminer), per i quali il caldo eccessivo poteva creare i maggiori impatti negativi.

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