Il docufilm sulle donne resistenti

UDINE. Oggi, alle 20.30, al cinema Visionario, su iniziativa della presidente del comitato Donne resistenti, Paola Schiratti, sarà proiettato Cercando le parole, documentario di Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni che rievoca una pagina di storia dimenticata di Udine, di cui le ragazze e le donne friulane, ma non soltanto esse, furono protagoniste.
Dopo l’8 settembre 1943 nella stazione ferroviaria di Udine transitavano i convogli degli internati militari italiani diretti verso i lager nazisti del Nord Europa. Gli internati militari, in questa particolare congiuntura storica, non erano considerati alla stregua di prigionieri di guerra data l’alleanza tra il Reich e l’Italia fascista, e si trovavano quindi senza la protezione delle convenzioni di Ginevra.
Il fenomeno dell’ internamento si concluse entro l’ottobre 1943. Le deportazioni politiche, in Friuli, iniziarono invece nel marzo del 1944. Esistono diari e testimonianze sulle terribili condizioni, le vessazioni e le umiliazioni a cui furono sottoposti i deportati, le deportate e gli internati militari. Sono invece praticamente sconosciute le vicende di alcune donne friulane che cercarono di portare sollievo alle sofferenze di chi era stato catturato e rinchiuso nei vagoni ferroviari che, per arrivare alle destinazioni del Nord, attraversavano la nostra regione.
I prigionieri e le prigioniere, mentre transitavano nelle nostre stazioni ferroviarie, facevano cadere dalle fessure dei vagoni dei bigliettini di saluto per i loro familiari prima di lasciare l’Italia diretti verso il loro terribile destino. Le donne friulane, pur consapevoli del pericolo che correvano nell’avvicinarsi ai convogli, raccolsero quei bigliettini, decise a non lasciarne nemmeno uno a terra.
Sia in stazione a Udine dove, nonostante le minacce delle SS, si recavano per portare anche generi di conforto, sia lungo la linea ferroviaria riuscirono nel loro intento e poterono consegnare i messaggi agli impiegati delle poste, che li fecero pervenire ai familiari dei deportati. Questi fatti sono stati narrati una prima volta a una classe e alle sue insegnanti dell’ Itc Zanon di Udine da Fidalma (Gianna) Garosi, poi il ritrovamento di alcuni documenti privati ha fatto riemergere questi episodi.
Il desiderio di offrire visibilità al contributo femminile dato ad azioni, considerate dagli storici come forme di resistenza civile, ha fatto iniziare una ulteriore e più approfondita ricerca di documenti e testimonianze, per non disperdere un importante patrimonio di vita civile, sociale e politica. Perché come disse Tina Anselmi: «Quella delle donne è stata detta la Resistenza taciuta ed è stata resistenza largamente disarmata e non violenta».
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