Elisa Indri al Boss: ricordati della promessa

La fisioterapista di San Giorgio di Nogaro che insegnò un po’ di friulano a Springsteen attende speranzosa un invito

UDINE. A meno di una settimana dal ritorno di Bruce Springsteen in Friuli Venezia Giulia (suonerà l’11 giugno alla stadio Rocco di Trieste), il pensiero va sempre piú spesso a quell’incontro avuto con il Boss tre anni fa. Elisa Indri, la fisioterapista di San Giorgio di Nogaro, difficilmente dimenticherà quella giornata, trascorsa tra un massaggio alla star della musica internazionale e una lezione di friulano da lei impartita al Boss. Anzi, in questi giorni, la speranza che proprio dallo staff di Springsteen possa arrivare una chiamata, si sta facendo sempre piú forte.

In attesa di ricevere notizie dal Boss, il biglietto per il concerto di Trieste l’ha comprato?

«Non sono una fan sfegatata di Bruce Springsteen, anche se lo ammiro, quindi il biglietto non mi sarei precipitata a comprarlo anche se non l’avessi conosciuto. Avendo avuto questa fortuna però, spero che una telefonata arrivi, cosí magari potrò assistere ugualmente al concerto. Non ho lasciato i miei recapiti direttamente a Springsteen, ma allo staff di Azalea Promotion».

Quindi crede che si ricordi ancora di lei?

«Non lo so, però mi auguro che possa ricordarsi di me e che possa cercarmi. Perché non sperarlo? Mi rendo anche conto che per una tappa di un concerto, Bruce Springsteen ha tutto organizzato, e quello che deve fare lui è solo salire sul palco e cantare. Il resto è già tutto pianificato».

Com’è cambiata, se è cambiata, la sua vita da quell’incontro?

«Nel 2009 lavoravo come dipendente in uno studio. Oggi, da meno di un anno, sono diventata una libera professionista, con una mia attività a San Giorgio di Nogaro. Per questo, se dovessi essere nuovamente contattata dallo staff del cantante, avrei certamente meno difficoltà a liberarmi».

E ai suoi clienti racconta di essere stata la massaggiatrice di Bruce Springsteen?

«Non ce n’è bisogno. Appena entrano nella sala di aspetto del mio studio tutti si trovano di fronte alla foto che ho scattato insieme a Bruce Springsteen» (e che potete vedere in ripubblicata in questa stessa pagina).

Ora che il Boss farà ritorno in Friuli, ha mai pensato che la stessa fortuna che ha avuto lei potrebbe toccare a qualche professionista triestina?

«Ci ho pensato e ho riflettuto anche a quali frasi potrebbe insegnare a Bruce. Devo ammettere che mi sono trovata un po’ in difficoltà, visto che Trieste non ha un saluto come il nostro Mandi, capace di unire e di entusiasmare cosí la gente».

Torniamo all’incontro con Springsteen: che impressione le ha fatto?

«È una persona alla mano, semplice e simpatica, dalla battuta pronta. Durante la seduta non abbiamo parlato molto, se non della musica che ci piaceva ascoltare. Poi, quando gli ho insegnato la pronuncia delle parole in friulano, ho avuto la prova che la prima impressione era corretta. Parlavamo in inglese, anche se ogni tanto, qualche parola in italiano la diceva».

Si ricorda una frase particolare che le ha rivolto?

«Mi ha fatto un appunto sul fatto che quando lavoro sono troppo seria».

Quanto era grande l’emozione in quei momenti?

«Ero emozionata per il fatto di dover massaggiare una star del suo livello, una rock star. Non essendo sua fan non mi sentivo particolarmente coinvolta. Durante il concerto però ho imparato a conoscerlo dal punto di vista artistico e l’impatto è stato molto positivo. Mi è piaciuta la sua musica e il carisma che mette sul palco, il modo con cui coinvolge il pubblico e con cui riesce a comunicare».

Un incontro destinato a trasformarsi in un ricordo indelebile nella vita di una persona.

«L’immagine di quella giornata me la sono portata dentro per un bel po’ di tempo. Ora, come tutti i ricordi, comincia ad affievolirsi, ma di certo non potrà mai cancellarsi». E nell’immaginario collettivo dei friulani resterà, indelebile, il ricordo di quel “Mandi Udin!” gridato dal Boss per tre volte, in un crescendo che fece venire giú il Friuli.

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