Arpa e Ass: mai esistita emergenza in laguna

MARANO LAGUNARE. Nella laguna di Marano e Grado non c’è mai stata alcuna emergenza socio-ecomico ambientale. Non, almeno, negli ultimi dieci anni, cioè per tutto il periodo in cui le casse pubbliche hanno finanziato, a suon di una decina di milioni di euro l’anno, il Commissario delegato alla realizzazione della bonifica dell’area.
A “certificare” l’inesistenza dello stato di emergenza e confermare così l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Udine al termine di oltre un anno di indagini sul flusso di denaro assegnato alla struttura commissariale e agli appaltatori di opere e progetti, sono stati i responsabili dell’Ass n.5 “Bassa Friulana” e dell’Arpa del Fvg, attraverso le rispettive relazioni, inviate in questi giorni al ministero all’Ambiente e allo stesso magistrato, il pm Viviana Del Tedesco, titolare della maxi-inchiesta.
Inequivocabili le conclusioni suggerite dai due enti. Sul fronte sanitario, si ribadisce la quasi totale assenza di inquinamento nella laguna, con conseguente rassicurazione per la pesca e la raccolta di molluschi, peraltro mai interrotte. Sul fronte ambientale, si esclude la presenza nella zona di fanghi catalogabili come rifiuti e così pure una loro presunta pericolosità.
Di più. Stando alla relazione dell’Arpa, il fatto di non avere ricollocato quegli stessi fanghi in laguna e di averli invece portati nella cassa di colmata di Marano avrebbe rappresentato, questo sì, un problema per l’ambiente, avendo in qualche modo alterato l’ecosistema, privandolo di materiale utile contro l’erosione. Unica eccezione, come evidenziato in un decreto ministeriale del 2003, la cosiddetta zona “C”, cioè la ristretta fascia corrispondente alla foce dell’Aussa Corno, che le stesse analisi di Ass e Arpa avevano riconosciuto come inquinata.
Quanto basta per supportare la ricostruzione che il magistrato, forte della vasta documentazione fin qui raccolta dai carabinieri del Noe e dalla Gdf, sta completando sui fatti e che culminerà in breve in un articolato capo d’imputazione. A cominciare dal punto relativo all’opportunità di eliminare il vincolo emergenziale - il decreto di revoca del premier Monti risale ad aprile - e permettere di tornare a trattare i dragaggi come opere ordinarie e non più in regime straordinario.
Dragaggi per i quali, è bene sottolinearlo, non solo non è prevista alcuna interruzione, ma che a questo punto potranno riprendere con rinnovato impulso. Assai diverso il discorso sulle casse di colmata e, in particolare, su quella di Marano, recentemente sottoposta a verifica su delega della stessa Procura e già al centro di un ulteriore filone di indagine.
Nel mirino, in particolare, l’apparentemente inspiegabile aumento da 2,5 a 9 milioni di euro dei costi di realizzazione della vasca e l’avanzato stato di degrado in cui versa dopo soli 5 anni di attività (era stata costruita per durare 64 anni). All’orizzonte, l’ipotesi più pessimistica è che un suo eventuale cedimento, considerata anche l’eccessiva quantità di fanghi raccolti, possa sfociare nell’interramento di tutti i canali e nell’interruzione dell’attività portuale.
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