Potenziata la vigilanza alle sedi Equitalia

UDINE. Più controlli e vigilanza per le cinque sedi e filiali di “Equitalia” in provincia di Udine. Lo ha stabilito il Comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Ivo Salemme e al quale hanno partecipato, ieri mattina, il questore Antonio Tozzi e i comandanti di carabinieri e Guardia di finanza. Il vertice si è tenuto in seguito all’allarme antiterrorismo dopo la rivendicazione dell’attentato di Genova all’Ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Il Dipartimento della pubblica sicurezza, nei giorni scorsi, aveva inviato a tutti i questori e prefetti una circolare per «potenziare ad ampio raggio l’attività info-investigativa con particolare riferimento agli ambienti eversivi e incrementare la vigilanza sugli obiettivi sensibili» in particolare quelli legati ad ambienti di lavoro e sociali.
«Ci sarà un’attività di pattugliamento intensificata - spiega il questore Tozzi -, e ci concentreremo sulle sedi di “Equitalia”. Al momento non sono stati individuati altri possibili obiettivi sul nostro territorio. Nè abbiamo la percezione di minacce imminenti. In Friuli la situazione è tranquilla e naturalmente speriamo resti tale. Del resto noi avevamo già rafforzato la vigilanza ancora in gennaio, quando in Puglia e in altre zone del Paese c’erano state le prime azioni dimostrative nei confronti di “Equitalia”». Dei maggiori controlli si occuperanno tutte le forze dell’ordine, con pattuglie di carabinieri, polizia e guardia di finanza.
A Udine, intanto, l’allerta è ancor più elevata in vista dell’imminente visita ufficiale del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato, infatti, sarà in Friuli a fine mese, il 29 e il 30 maggio e il Quirinale e le forze dell’ordine stanno predisponendo il servizio di sicurezza più efficace per garantire lo svolgimento della visita in città, a Faedis, a Gemona e Illegio.
A Genova infine il cerchio dell’indagine sull’agguato del 7 maggio al manager Ansaldo Adinolfi, ferito a una gamba con un colpo di pistola mentre usciva di casa, si sta restringendo. La pista principale è quella dei collegamenti tra i gruppi anarchici italiani e quelli greci. Pesa il nome della cellula con la quale gli attentatori hanno rivendicato il loro gesto: Olga, come Olga Oikonomidou, uno degli anarchici della “Cospirazione delle cellule di fuoco” tuttora detenuti in Grecia. Sarebbe lo stesso gruppo che ha fatto uscire dal carcere una lettera con cui, un mese e mezzo prima della gambizzazione di Adinolfi, invitava gli altri anarchici a «colpire i manager».
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