La “fabbrica” dei geometri festeggia il mezzo secolo

Quasi 500 gli iscritti (tra di loro 113 ragazze) allo storico istituto udinese. Nel giardino della sede di viale monsignor Nogara il tesoro di decine di piante

UDINE. Sono 384 i maschi e 113 le femmine iscritti nell’anno scolastico in corso all’istituto tecnico statale “Marinoni”, e pronti a diventare “geometri”. Altro che didattica “di genere”: ora ci sono anche donne, attente alle nuove tecnologie, alla bioedilizia, all’ambiente. «Anche alle serali ci sono le ragazze», racconta al Genius, la professoressa Francesca Tonutti, curatrice dell’esaustivo ed energico volume “Marinoni 1961-2011”, improntato sulla storia dell’istituto.

E così, al Marinoni, l’edificio creato dall’ingegner Torossi, in viale monsignor Nogara, si festeggeranno i 50 anni. Del passato, la sede dietro lo Zanon, rimangono in questo nuovo giardino alcune piante selezionate dallo stesso professore, demiurgo dell’Orto botanico di via Urbanis, di cui conserviamo la sorpresa del nome per i prossimi appuntamenti. Oggi procediamo invece a svelare con gioia chi sia stato Giovanni Giacomo Marinoni (1676-1755), di professione “matematico e cartografo”, alla corte dei grandi d’Europa nel Settecento. A leggere la sua biografia non ci si può credere che sia reale tutta questa codificata invenzione da parte del suo genio o meglio del suo cervello, per non far confusione; la sua vita pare un romanzo o un soggetto per fiction.

Innanzitutto era nato a Udine nel 1676 e il nonno aveva una spezieria “Alla fortuna” sotto il porticato del Monte di Pietà, così scrive Liliana Cargnelutti nel nuovo Liruti. Certo era di ottima famiglia, il padre era notaio, ma questo non giustifica la legittimazione del suo passaggio a Vienna a vent’anni, dove frequentò l’Accademia dei nobili dell’Austria inferiore e da dove inizia la brillantezza della sua carriera di scienziato e cortigiano. E Udine, città natia? Non tornò più. E quando chiese l’aggregazione ai nobili udinesi nel 1728, scrisse che la ragione dell’allontanamento in quegli anni dalla città stava nel «genio che ho avuto sin dai primi anni dell’età mia d’avanzarmi nelle scienze matematiche».

Stiamo parlando infatti di un concittadino che a Vienna già nel 1703 era stato nominato da Leopoldo I “matematico aulico” e che negli anni prima di quel ritorno aveva diretto l’Accademia di ingegneria militare a Vienna, inventato strumenti per lavorare, tipo la bilancia, alias libbra planimetrica. Aveva costruito una specola astronomica a sua spese, sul tetto di casa, che divenne poi l’osservatorio dell’Università di Vienna, come ci racconta Eugenio Bortolan Pirona, nel saggio contenuto nel volume. E questo solo per accennare a una minima parte di ciò che Marinoni fece e inventò.

Risorse idriche, sistema viario, invenzioni di misurazioni catastali: tutto studiò e trasformò; perché quando uno è così, è così sempre. Nel 1735, quando viene nominato consigliere di corte, diventa amico di molti intellettuali. Un esempio? Leibnitz, quello dello monadi. I suoi libri “De astronomica specula domestica”, “De re ichnografica”, e “De re ichnometrica” sono capolavori anche iconografici. La sua biblioteca è andata perduta, resta il catalogo. Più di 2000 titoli sono citati nei fogli conservati alla Biblioteca arcivescovile di Udine. Una figura fuori dalla norma questo Marinoni, che diventa anche agente letterario dei libri di Daniele Florio presso il Metastasio. E che, simbolicamente, a questa eclettica scuola moderna sta portando fortuna.

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