Adunata degli alpini, la sfilata a Bolzano Canti e abbracci, ecco il cuore friulano

Migliaia di nostri alpini sfilano all’adunata nazionale di Bolzano. I loro racconti: «Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa».La diretta Twitter
Bolzano 12 maggio 2012 85 Raduno Nazionale degli Alpini. Nella foto un gruppo di Sequals. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Ferraro Simone
Bolzano 12 maggio 2012 85 Raduno Nazionale degli Alpini. Nella foto un gruppo di Sequals. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Ferraro Simone

BOLZANO. Un’accoglienza così calorosa non se l’aspettavano proprio. Tutti convinti di sbarcare in una città ancora troppo ancorata al passato e alle cartoline dell’impero austro-ungarico, per fare da cornice a una delle feste più rappresentative dell’orgoglio e della storia nazionale italiana. Ebbene, la sorpresa, per le migliaia di friulani arrivati a Bolzano per partecipare all’85ma adunata nazionale degli alpini, comincia da qui. Dal piacere di ricredersi e di tuffarsi a capofitto, come e più di prima, nella baraonda: in quell’esplosione di baldanzosa gogliardia che, edizione dopo edizione, conquista e contagia. E che, naia o no, continua a fare presa su giovani e simpatizzanti.

«Sta andando veramente bene – afferma il presidente della sezione di Udine, Dante Soravito de Franceschi -. La partecipazione è alta e i bolzanini, di lingua sia italiana sia tedesca, si sono rivelati decisamente accoglienti. Temevamo di trovarci di fronte a gente un po’ prevenuta nei confronti nostri e di tutti gli altri alpini provenienti da ogni parte d’Italia. E invece, trascinati forse dalla grande festa di popolo che le adunate sanno sempre creare, si sono lasciati andare anche loro, rendendo tutto più bello. È una felicità immensa trovarsi qua e riuscire a non pensare, almeno per un po’, ai tanti problemi che stanno affliggendo il nostro Paese».

Proprio così: ogni volta, con i loro accampamenti, i canti di montagna e le camice a quadrettoni, gli alpini sono capaci di trasformare intere città in un microcosmo a loro immagine e somiglianza. Divertente e genuino a prescindere. Il gruppo di San Vito al Tagliamento è formato da una ventina di persone, arrivate tra venerdì e ieri e sistemate in un capannone nella zona industriale. «Eravamo prevenuti, pensavamo che l’ostilità tedesca avrebbe avuto il sopravvento», dicono a una voce sola Jafet Pasian e suo figlio Jari, Mario Medea, Alessandro Zardo, Carlo Falcomer e Ugo Geremia.

La pensano così anche i fratelli Ranieri e Gino Del Degan e Graziano Del Fabbro, del gruppo di Lavariano. «A fare la differenza – aggiungono – sono le donne: belle e cortesi». Con loro ci sono anche Matteo Beltrame, di Manzano, reduce da un mese di mini-naia al 7° di Belluno, e Simone Pittis, paracadutista e simpatizzante. «Ai giovani d’oggi – affermano – un anno di caserma farebbe davvero bene: serve a forgiare il carattere e a impartire un po’ di sana disciplina». I “veci” in grado di dare il buon esempio, qui, non mancano. Tra i tanti, anche Sergio Panuello, del gruppo di Ciseriis. Con altri commilitoni dell’86° Anc – dice da San Michele all’Adige -, sto festeggiando il 35° anniversario della stelletta». Per sentirsi alpini, comunque, a volte basta solo credere nei valori dell’associazione. È il caso dei fratelli Marcello, Dorina, Lelio e Annarosa Foscato, tutti di Sequals. E tutti orgogliosi di sventolare l’aquila friulana, in compagnia di Aladino Radda, di Terenzano Cargnacco, a Bolzano 45 anni dopo avere militato nella Compagnia alpini paracadutisti. Il centro è piccolo e le piazze affollate. Contrariamente alle previsioni, che davano brutto, a farla da padrona è l’afa. Finchè, verso le 18, qualche goccia di pioggia e il vento rinfrescano l’aria. Difficile non incontrarsi e, soprattutto, non riconoscersi.

Alla testa del gruppetto di Gemona c’è l’instancabile Ivano Benvenuti: «Anche questa volta gli alpini sono riusciti a compiere il miracolo e ad abbattere i pregiudizi del passato». Porta la firma di Stefano Vidoni, del gruppo di Avasinis, intanto, l’impresa dell’edizione 2012: partito a piedi da Trasaghis alla mezzanotte di domenica, ha fatto il suo ingresso a Bolzano, seppure claudicante, alle 17 di giovedì. Per un totale di 230 chilometri. «Sono estremamente soddisfatto – ha detto ieri –, anche perché io stesso non pensavo che ce l’avrei fatta. Tanto più, dopo l’infortunio alla caviglia: una semplice storta, pensavo, rivelatasi poi una micro frattura al malleolo. Ma dovevo andare avanti e l’ho fatto con il morale sempre altissimo». Domani alla sfilata ci sarà anche lui. Partenza prevista alle 16.30.

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