Il Duomo di Gemona simbolo della rinascita: l’opera di Giorgio Celiberti per il Messaggero Veneto

Il disegno è la copertina del Messaggero Veneto di oggi, mercoledì 6 maggio: l’originale sarà donato al Capo dello Stato Mattarella in occasione della visita a Gemona

Il Duomo di Gemona distrutto dopo le scosse e ricostruito com’era e dov’era questa volta non a forza di braccia e determinazione ma con l’eleganza delle pennellate e la profondità del colore tipiche dell’artista Giorgio Celiberti che ha scelto proprio quell’immagine come simbolo del 50° del terremoto. Un’opera perfetta per contenere un pezzo di storia come quella raccontata in questa raccolta di pagine storiche del Messaggero Veneto.

Pagine drammatiche, ma anche piene di quella voglia di rialzarsi che ha poi caratterizzato il Friuli.

L’opera del maestro Celiberti è la copertina del Messaggero Veneto di oggi, mercoledì 6 maggio; l’originale sarà donato al Capo dello Stato Mattarella in occasione della visita a Gemona.
 

L’opera  

Come immagine simbolo della tragedia che costò la vita a 990 persone, Giorgio Celiberti ha scelto proprio il Duomo di Gemona. «Quando mi hanno chiesto di pensare a un progetto per questa iniziativa, ho guardato diverse immagini dell’epoca prese dall’archivio del Messaggero Veneto e quella che mi ha colpito di più è stata la foto del Duomo danneggiato dopo le scosse», racconta l’artista friulano.

Che per realizzare la copertina ha scelto una tecnica mista, la stessa utilizzata per esempio in molte opere da Andy Warhol. Partendo dall’immagine del Duomo danneggiato, Celiberti ha utilizzato la tempera su tela e con le sue pennellate ha ridato vita al Duomo, una sorta di ricostruzione artistica sull’esempio di quanto fatto all’epoca dai friulani.

Che scelsero di ricostruire tutto com’era e dov’era per non perdere l’identità del loro territorio. Così il Friuli rinacque dalle macerie diventando un modello di resilienza.

I cuori

Alla base dell’opera di Celiberti ci sono tre cuori che sono ormai un segno iconico e distintivo della sua arte da quando, nel 1965 visitò il campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga, e rimase colpito dalle tracce lasciate dai bambini ebrei: graffiti, disegni, poesie.

Quei cuori, con un tratto semplice sono dedicati a tutte le vittime innocenti e pure come solo i bambini sanno essere. E allora ecco che accanto al simbolo della ricostruzione, Celiberti ha voluto ricordare le vittime del terremoto e il messaggio probabilmente vuole omaggiare la forza di chi, dal dolore, ha saputo trovare la forza di rialzarsi grazie all’amore e alla solidarietà.

Il ruolo del giornale

A raccontare quel formidabile esempio di resilienza del popolo friulano fu proprio il Messaggero Veneto che durante e dopo il terremoto non si limitò alla cronaca dell’emergenza, ma assunse un ruolo di collante sociale e centro di divulgazione scientifica. Il quotidiano divenne il principale interlocutore tra la popolazione colpita dal terremoto e le istituzioni, trasformandosi in uno strumento fondamentale per la rinascita dell’intera regione.

Le pagine dell’epoca

Fin dalla prima pagina del 7 maggio 1976 (che riproduciamo anche qui accanto con il titolo: “Catastrofico terremoto in Friuli” in rosso e due immagini dei soccorsi e dell’immane distruzione), il giornale fornì notizie puntuali sui soccorsi, i danni e le vittime, diventando un punto di riferimento anche per gli sfollati. Il MV divenne anche tra i primi media ad avviare un approfondito dialogo scientifico sul rischio sismico. La spiegazione dei fenomeni geofisici, ebbe un ruolo importante anche per superare il trauma.

L’università

Il MV ebbe un ruolo cruciale nel promuovere la raccolta firme nelle tantissime tendopoli allestite dopo le scosse per le migliaia di famiglie rimaste senza un tetto per la nascita dell’università di Udine, considerata un pilastro della ricostruzione e un tassello fondamentale per costruire il futuro dei giovani friulani.

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