
Trapianti, la crisi silenziosa del consenso: a Nordest uno su tre si oppone alla donazione degli organi
Daniela LaroccaMentre l’Italia si interroga sul caso del piccolo Domenico, i dati del Centro nazionale trapianti aggiornati al 2026 rivelano un’erosione strutturale delle volontà favorevoli. In Friuli Venezia Giulia e Veneto i no sono triplicati in dieci anni
Capita raramente che una storia individuale riesca a scoperchiare un intero sistema. La vicenda del piccolo Domenico non è soltanto un caso di cronaca che ha attraversato televisioni e notifiche: è un punto di rottura. Perché mentre il Paese si interrogava su errori, ritardi e responsabilità, un altro dato scorreva quasi in silenzio, meno emotivo ma altrettanto decisivo: sempre più italiani, i dati pubblicati dal Centro nazionale trapianti dell’Iss stanno dicendo no alla donazione di organi. È qui che le immagini delle tv, i social, i commenti degli opinionisti lasciano spazio ai numeri. E i numeri raccontano un cambiamento strutturale. Anche qui.
Il Nordest, tradizionalmente tra le aree più favorevoli alla donazione, mostra con chiarezza questa inversione di tendenza. In Friuli Venezia Giulia e Veneto i consensi restano maggioritari, ma le opposizioni hanno raggiunto quote impensabili dieci anni fa, in alcuni casi vicine o superiori a un cittadino su tre. Lo stesso andamento, con intensità diverse, attraversa l’intero Paese e si accentua nel Mezzogiorno, dove in alcune regioni il dissenso supera stabilmente il 40%.
Cosa dice la legge
Il sistema italiano dei trapianti è uno dei più solidi in Europa. Nel 2024 sono stati eseguiti 4.619 trapianti, di cui 414 di cuore; circa 30 ogni anno riguardano bambini. Dal 2002 al 2025 si sono superati gli 83mila interventi complessivi. È una macchina complessa, regolata da protocolli rigidissimi, che funziona solo grazie a un presupposto: la volontà dei cittadini di donare.
Dal 2015 è possibile esprimere il proprio consenso o dissenso al momento del rinnovo della carta d’identità. Una decisione presa spesso allo sportello, senza un percorso informativo strutturato. In quel contesto, davanti a una scelta delicata e improvvisa, la prudenza può trasformarsi in opposizione. Ogni cittadino, infatti, ha tre opzioni: può dire sì e quindi dare il consenso alla donazione degli organi, può dire no e quindi vale il diniego ma può anche non esprimersi e quindi non fare alcuna scelta. Accanto a questo, pesano anche scelte consapevoli, maturate dopo confronti familiari o sulla base di informazioni, corrette o meno, circolate online.
Friuli Venezia Giulia: numeri più piccoli, stessa tendenza
In Friuli Venezia Giulia il consenso alla donazione resta maggioritario, ma negli anni si è eroso in modo netto, mentre le opposizioni sono cresciute fino a livelli strutturali. All’inizio della serie i numeri sono piccoli, ma già dal 2015 si vede la traiettoria: nel 2015 i consensi erano al 96,2% e le opposizioni al 3,8%. Nel 2017 il consenso scende all’80,1% e i no salgono al 19,9%.
Il vero spartiacque è il 2018: da lì le opposizioni superano stabilmente un quarto delle dichiarazioni (26,7%) e non tornano più indietro. Nel 2020 arrivano al 30,5%, nel 2024 toccano il 31%, fino al picco del 2025: 34,7% di opposizioni contro 65,3% di consensi. È l’anno più pesante della serie, quello in cui per la prima volta più di un terzo dei cittadini sceglie di dire no.
E quest’anno? Se si guarda all’ultimo aggiornamento disponibile (i dati sono aggiornati quotidianamente, questi presi in considerazione sono del 25 febbraio 2026) il Friuli Venezia Giulia conferma una situazione di equilibrio sempre più fragile. Le dichiarazioni registrate presso i Comuni sono 544.212, a cui si aggiungono 15.295 iscrizioni all’Aido, per un totale di 559.507 volontà depositate nel sistema. Il consenso resta maggioritario, al 70,3%, ma le opposizioni hanno raggiunto il 29,7%. In termini assoluti significa 382.760 sì contro 161.452 no. Una quota di dissenso che, dieci anni fa, era impensabile a questi livelli.
Il dato regionale, però, nasconde differenze provinciali significative. Mentre Udine e Pordenone mantengono un margine più ampio a favore della donazione, Trieste e Gorizia mostrano una maggiore incidenza del dissenso, con circa un cittadino su tre che sceglie di opporsi.
Nel dettaglio a Udine, medaglia d’oro per numero di dichiarazioni registrate nei Comuni (oltre 220 mila), il consenso è al 72,4%, sopra la media regionale, mentre le opposizioni si fermano al 27,6%. Pordenone anche mostra un equilibrio relativamente più favorevole ai sì: 71,2% di consensi contro 28,8% di opposizioni su 135.178 dichiarazioni.
Diversa la situazione a Trieste, dove il consenso scende al 66,6% e le opposizioni salgono al 33,4% su 120.136 dichiarazioni. È la provincia con la quota di no più alta della regione. A Gorizia il quadro è simile: 68,7% di consensi e 31,3% di opposizioni su 67.677 dichiarazioni.
Veneto, la curva che cambia
In Veneto l’erosione del consenso è evidente nella serie storica delle dichiarazioni raccolte nei Comuni. Nel 2015 i consensi erano al 90,5% e le opposizioni al 9,5%. Un rapporto quasi dieci a uno. E ora, con il dato parziale del 2026, le opposizioni sono triplicate con un dato che si attesa attorno al 31,6% mentre i consensi sono fermi al palo con il 68,4%.
Va bene, siamo ancora ai primi mesi di quest’anno ma non è andata diversamente nel 2025. A guardare la serie storica, infatti, questo aumento delle opposizioni inizia a vedersi già dal 2017. Nove anni fa i sì scendono sotto la soglia emotiva del 90% arrivando all’85,1% mentre i no per la prima volta sfondano il 10 percento e arrivano i no salgono al 14,9%. Il passaggio chiave arriva nel 2018: le opposizioni balzano al 23,8%.
È il primo anno in cui quasi un cittadino su quattro sceglie di opporsi. Da quel momento la curva non torna più ai livelli precedenti. Nel 2019 le opposizioni sono al 26,3%, nel 2020 al 27,2%. Nel 2024 raggiungono il 29,6%. Con l’ultimo aggiornamento al 25 febbraio 2026, in regione risultano registrate presso i Comuni 1.923.367 dichiarazioni; a queste si aggiungono 240.716 iscrizioni all’Aido, per un totale complessivo di 2.164.083 volontà depositate. Il dato regionale è 72,6% di consensi e 27,4% di opposizioni: 1.397.176 sì contro 526.191 no.
Ma anche in Veneto la crescita delle opposizioni ha assunto una geografia precisa: alcune province mantengono margini più ampi a favore del sì, altre mostrano un dissenso ormai vicino a un cittadino su tre. Maglia nera resta Rovigo, la provincia dove la quota del dissenso è la più alta di tutto il territorio: qui il consenso scende al 65,3% (57.742) e le opposizioni salgono al 34,7%. Quindi più di uno su tre dice no alla donazione di organi. Padova invece è una delle province con il maggior numero di dichiarazioni: 336.276 registrate nei Comuni. Qui il consenso è al 73,7% (247.724 sì) e le opposizioni al 26,3% (88.552 no).
Dati simili si registrano a Treviso e Venezia: la prima totalizza un 72,2% di consensi (249.408) e 27,8% di opposizioni (96.262); la città lagunare, invece, supera il 70,7% di consensi (269.572) e 29,3% di opposizioni (111.789), quindi vicina alla soglia del 30% di no.
Ma in cima a tutte le classifiche c’è Belluno. Il capoluogo delle Dolomiti e la sua provincia sono l’area con la quota più alta di consensi: 75,6% (61.605) contro 24,4% (19.852). Verona segue con il 74,6% di sì (251.568) e il 25,4% di no (85.438). Vicenza è poco sopra il 73%: 73,5% di consensi (259.557) e 26,5% di opposizioni (93.615).
Italia: un Paese spaccato tra Nord e Sud
Se si allarga lo sguardo all’intero Paese, il quadro diventa ancora più articolato. I dati sulle dichiarazioni registrate presso i Comuni mostrano un’Italia divisa, con differenze territoriali molto marcate. Nel Nord i consensi restano più alti. In Veneto il sì si attesta al 72,6%, in Friuli Venezia Giulia al 70,3%, in Lombardia al 68,2%, in Piemonte al 65,5%. Percentuali non più vicine al 90% come dieci anni fa, ma comunque nettamente maggioritarie.
Scendendo verso il Centro la situazione si fa più eterogenea: Toscana al 72,3%, Emilia-Romagna al 69,7%, Umbria al 69,4%. Ma già nel Lazio il consenso scende al 64,6% e le opposizioni salgono al 35,4%.
Il dato nazionale complessivo resta favorevole alla donazione, ma il margine si riduce rispetto al passato. L’introduzione della scelta al momento del rinnovo della carta d’identità ha ampliato enormemente il numero delle dichiarazioni, rendendo più visibile anche il dissenso. A questo si sommano fattori culturali, livelli diversi di fiducia nelle istituzioni sanitarie e un’informazione spesso frammentaria. È nel Sud che emerge la frattura più evidente. In Campania i consensi sono al 57,5% contro il 42,5% di opposizioni. In Calabria il sì si ferma al 57,1%, in Sicilia al 55,4%, in Puglia al 60,6%, in Molise al 61%. In diverse regioni meridionali le opposizioni superano stabilmente il 40%, arrivando al 44,6% in Sicilia.
Qual è il risultato?
Una macchina a due velocità con una richiesta crescente di trapianti ogni anno, ma con una base di consenso meno compatta di un tempo. E in un sistema che si regge su una decisione individuale, la differenza tra il 90% e il 65% non è solo una statistica: è una questione di equilibrio. E di possibilità di garantire una nuova vita.

Come fare la differenza
Cosa può fare il singolo cittadino e invertire dunque la tendenza? Il principio del “silenzio-assenso”, previsto dalla legge 1° aprile 1999 n. 91, non è ancora stato attuato. Significa che in Italia non vale il meccanismo per cui, in assenza di una dichiarazione, si è automaticamente considerati donatori. Dunque per erodere quel dissenso ogni persona maggiorenne deve esprimere in modo chiaro la propria volontà.
La volontà può essere espressa in due momenti distinti. Il primo riguarda i casi di morte in ospedale, in particolare nelle terapie intensive: qui intervengono medici formati che parlano con i familiari per verificare l’eventuale consenso alla donazione.
Il secondo canale è la dichiarazione resa in vita, al momento del rinnovo della carta d’identità. La possibilità è stata introdotta nel 2015 e da allora ha portato all’inserimento di quasi 24 milioni di dichiarazioni nel Sistema informativo trapianti. Un’ulteriore modalità è l’iscrizione all’Aido, l’Associazione italiana per la donazione di organi.
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