In Italia 200mila hikikomori, impatto maggiore su ragazze tra 13 e 15 anni

Ricerca, le sfide scolastiche il principale terreno di sofferenza

(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Varie indagini concordano che la stima degli adolescenti in grave ritiro sociale - i cosiddetti hikikomori, che in Giappone rappresentano un fenomeno molto diffuso - in Italia sono circa 200mila, la novità è che cresce la percentuale delle ragazze tra i 13 e 15 anni che soffrono per le condizioni socio culturali familiari e per l'incapacità di affrontare le sfide scolastiche. Il quadro viene delineato dalla ricerca nazionale Daai-Dialoghi Adolescenziali Aree Interne, promossa dall'Asl di Benevento e realizzata dall'Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali (Iprs). L'indagine - illustrata durante la conferenza "Un confronto tra aree interne e città sul ritiro sociale in adolescenza" - è stata realizzata su un campione di oltre 900 adolescenti tra i 13 e i 18 anni in cinque regioni italiane, con un confronto tra i residenti nelle aree interne e quelli nelle aree metropolitane. Emerge che il 15,9% delle ragazze e i ragazzi interpellati presenta sintomi rilevanti di ansia, panico e disagio, mentre ben il 5,7% è in una condizione di ritiro sociale grave. Il dato relativo al rischio di ritiro sociale - viene sottolineato - è quasi il doppio di quello registrato 2 anni fa nella fase di taratura del test. Proiettando questi dati sulla popolazione italiana dei 13‑18enni, si stimano circa 200mila ragazzi in ritiro sociale grave, di cui il 75% femmine. Quasi una ragazza su dieci (9,1%) presenta un quadro di ritiro sociale grave contro il 2,8% dei coetanei maschi, con una concentrazione delle forme più severe nella prima adolescenza. Il gruppo più esposto è quello delle ragazze adolescenti 13‑15enni residenti nei capoluoghi, dove la quota di ritiro sociale grave raggiunge il 13,3%. I dati indicano che i giovani delle aree interne sono meno esposti al rischio di ritiro sociale grave rispetto ai coetanei che vivono nei capoluoghi (4,4% contro 7%) ed anche che la vita online non sostituisce la socialità con i coetanei. (ANSA).

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