A Pordenone un Grigoletti ritrovato: è riapparso in un’asta in Inghilterra

L’opera ritrae il Doge Francesco Foscari con il figlio Jacopo. Sarà esposta fino al 3 settembre

Cristina Savi

C’è una storia che ha quasi il sapore di un romanzo dietro il “Grigoletti ritrovato” da ieri in mostra nel Museo d’arte di palazzo Ricchieri, a Pordenone, un quadro di grandi dimensioni intitolato “L’ultimo colloquio del Doge Francesco Foscari con il figlio Jacopo” (1842-1844), che si rivela in tutta la sua bellezza una volta salita la prima rampa di scale dell’edificio e troneggia, ora, fra le altre opere del celebre pittore pordenonese Michelangelo Grigoletti, grande ritrattista della nuova Accademia di Venezia, che con Il Pordenone rappresenta il riferimento artistico fondamentale per la città.

«Un colpo di fortuna», lo ha definito ieri mattina nel corso della presentazione alla stampa (in serata l’apertura al pubblico), Francesco Maspes, direttore delle Gallerie Maspes di Milano, che ha curato il trasporto dell’opera in Italia e la destinazione di esposizione.

Perché il quadro, di cui si erano perse le tracce dopo la commissione, è “ricomparso” l’anno scorso a una modesta asta di paese nella campagna dello Staffordshire (Gran Bretagna), una “house sail”, dove in vendita c’era la splendida casa con tutto il suo contenuto. Ad aggiudicarselo, un acquirente privato romano, allertato dalla figlia che vive a Londra, per l’irrisoria cifra di 5 mila euro e che successivamente ha pensato (bene) di contattare Maspes. Una volta appurato il suo valore artistico e storico, ecco che il Grigoletti ritrovato è ora assicurato per 250 mila euro.

A Pordenone – dunque a “casa” di Grigoletti – si potrà ammirare fino al 3 settembre, dopodiché approderà all’Accademia di belle arti Carrara di Bergamo, dove sarà esposto alla Mostra del Melodramma nell’anno delle celebrazioni di Bergamo e Brescia come Capitale della Cultura italiana 2023. E sarà messo a confronto con l’opera che ritrae il medesimo soggetto, realizzata da Francesco Hayez e grande rivale di Grigoletti.

E questa è un’altra storia intrigante, che conduce anche nel mondo degli artisti dell’’800, fra mecenati e rivalità nello star system del tempo e che ieri è stata raccontata con autentica passione, oltre che con competenza, dalla curatrice dell’esposizione e del catalogo, Vania Gransinigh. Grigoletti dipinse il primo originale, attualmente conservato nella Gallerie del Belvedere di Vienna, nel 1842, su commissione dell’imperatore d’Austria Ferdinando I, ma anche il suo “competitor” Francesco Hayez, realizzò un quadro con lo stesso tema nel 1840.

La scena rappresenta un toccante episodio di storia veneziana – siamo nel 1457 – quando il Doge Foscari, combattuto tra l’amore paterno e la ragione di Stato, nega la richiesta di grazia che gli è stata rivolta da suo figlio, condannato all’esilio a vita a seguito di un’infamante accusa di alto tradimento alla Repubblica. Figlio che non avrebbe mai più rivisto.

Il dipinto riscosse grande successo fra il pubblico, tanto che John Burton Philips (1785-1847), illuminato imprenditore tessile e nobile inglese («che rappresentava – così Gransinigh – quella committenza borghese intenzionata prendere le redini dell’eredità culturale lasciata dall’aristocrazia») convinse l’artista a realizzarne una riproduzione (si badi, una replica, non una copia) per la sua residenza di Heat House costruita in stile Tudor. E lì il quadro è rimasto, fino alla vendita all’asta dell’anno scorso.

Quella che da ieri è esposta al Ricchieri è dunque la seconda realizzazione di Grigoletti. Accanto, si possono vedere anche disegni e bozzetti preparatori di proprietà del museo civico d’arte, e alcuni documenti dell’epoca che citano le importanti opere commissionate a Grigoletti attorno agli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento. Ma anche articoli di stampa e recensioni del tempo “che testimoniano – ancora Gransinigh – come gli artisti fossero attenti alla critica e sempre in competizione e raccontano di un ambiente molto più vivo di quanto gli studi storici abbiano mostrato fino a oggi».

L’assessore alla cultura del Comune di Pordenone Alberto Parigi parla di «un ritrovamento eccezionale che insieme alla mostra sulle ceramiche Galvani, allestita sempre nelle sale del museo, completa il viaggio tra radici ed identità per riscoprire il grande patrimonio culturale, artistico, imprenditoriale della nostra città».

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