Pordenone, ultimi restauri in duomo: si chiude il post terremoto

PORDENONE. Con la rivisitazione del presbiterio e il restauro della cappella di San Nicolò si chiudono gli interventi strutturali post terremoto nel duomo concattedrale San Marco di Pordenone. Tramonta definitivamente, altresì, qualsiasi ipotesi di completamento della facciata: sarebbe un lavoro eccessivamente oneroso.
Il riordino del presbiterio è ormai concluso. Sono state eliminate le “penisole” provvisorie utilizzate, un paio d’anni, come “cattedra” del vescovo da una parte e ambone dall’altra. Il colpo d’occhio, a onor del vero, non era dei migliori, rispetto all’architettura del tempio sacro.
Finita la sperimentazione, sono state eliminate: l’ambone è stato retrocesso di un paio di metri, tornando sugli spazi originari, la cattedra sarà collocata dietro l’altare o a sinistra del presbiterio. «Sono anche stati tolti – spiega il parroco, monsignor Otello Quaia – gli stalli bassi in legno che occupavano l’area presbiteriale, rendendo difficoltose le cerimonie, e collocate nella cappella del Santissimo, entrambi del ’700».
I rimanenti stalli sono stati abbassati a livello del pavimento, togliendo le pedane in legno; le pareti laterali, a seguito di queste operazioni, sono state ritinteggiate così come le parti convesse saranno riviste.
L’operazione di rivisitazione del presbiterio – che consentirà spostamenti più agevoli, specie durante le cerimonie a carattere diocesano e quindi alla presenza del vescovo – è avvenuta col parere favorevole della commissione diocesana di arte sacra e della soprintendenza.
Cantiere aperto, inoltre, per il restauro della cappella di San Nicolò, finanziato da Banca Popolare FriulAdria Credit Agricole. «Si tratta degli ultimi affreschi non restaurati tra quelli che si trovano nel duomo. Col terremoto del 1976 avevano subito lesioni e alcuni pezzi erano caduti: recuperati, necessitavano di restauri».
San Nicolò è patrono dei naviganti, oltre che di altre categorie, e quella cappella fu voluta dai barcaioli del Noncello a metà del Quattrocento. Per la città sul fiume, insomma, tale restauro costituisce una tappa importante sotto il profilo del recupero artistico, ma anche storico.
Negli ultimi anni sono andati in porto altri importanti lavori: il battistero è stato riportato nella cappella che anticamente lo ospitava, dopo essere stato restaurato, l’affresco di Gesù nella cappella Ricchieri. La sacrestia è stata trasferita in un sotterraneo, realizzato ex novo.
«Restaurati anche la Cappella Mantica e gli affreschi sul pilastro ottagonale, nonché i tre santi sulla parete antica della chiesa, risalente al 1300. La pala di Sant’Agostino è tornata, restaurata, nella sua cappella.
E la facciata incompiuta del duomo? «C’era un progetto, ma non c’erano i soldi e rimase sulla carta». La concattedrale, peraltro, doveva essere a tre navate, invece i pilastri sono stati raccordati alle mura antiche. «Il duomo, a causa di ripetuti terremoti, col tempo aveva subito diversi danni e pertanto la priorità era quella di ripararli».
E adesso? «La facciata resterà così – conclude monsignor Otello Quaia –, al massimo verrà pulita, dal momento che le mura si sono annerite».
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